Tag Archives: The Mars Volta

SILENZIO ASSOLUTO SULLE NUOVE USCITE… MA NON SU TUTTE

27 Apr

La discrezione sembra sia diventata il nuovo talento dei musicisti, o almeno di alcuni di questi. È ammirevole l’impegno che viene messo nel nascondere fino all’ultimo i contenuti di un nuovo album, se si pensa che viviamo in un mondo in cui l’informazione circola alla velocità della luce. Mi domando come abbiano fatto ad esempio i Dream Theater a tenere segreto il nome del nuovo batterista (e ancora oggi non si sa chi è!), nonostante sia già stato registrato il nuovo album e la band si stia preparando per il tour. Anche sul nuovo disco non si sa assolutamente nulla…

Riguardo proprio ai Dream Theater, ritengo che abbiano fatto un piccolo capolavoro proponendo questa sorta di “talent show” basato sulle audizioni del nuovo drummer, messo su youtube dalla label Roadrunners Records. Un’idea geniale, realizzata davvero bene (vedi il primo episodio qui sopra) per coinvolgere i fan piangenti per la dipartita di Portnoy a partecipare fin da subito al nuovo corso della storica band newyorchese.

Anche i Mars Volta, altra band che amo molto, sono sul punto di rilasciare il nuovo album, ma neanche lo storico tastierista Owens ci sa dire qualcosa a riguardo. Sembra che qualsiasi informazione sul sesto lavoro di Omar e Cedric (in versione short-hair) sia praticamente inaccessibile, e ad ogni domanda in proposito i due rispondono prontamente con la loro solita vaghezza. Beh, bravi davvero, se si pensa che la musica era già pronta lo scorso settembre.

Non si può dire lo stesso degli Incubus, che tornano con un nuovo album dopo cinque anni dal loro ultimo Light Grenades. A due mesi dal rilascio di questo attesissimo lavoro, è uscita in rete la versione pirata. Il disco, come ci aveva accennato Mike in una recente intervista, è davvero qualcosa di diverso. Può darsi che la strategia degli Incubus sia totalmente diversa da quella delle altre due band sopra citate. Non sarebbe la prima volta che un artista fa uscire di proposito una copia pirata prima dell’uscita ufficiale dell’album, per una logica di mercato opposta a quella basata sulla curiosità dei fan. Se il disco è buono come sembra, anche se dovrò aspettare due mesi, non credo che mi dispiacerà mettere mano al portafoglio per acquistare una copia autentica di questo bel disco.

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OMAR RODRIGUEZ: LA MENTE CHE NON SI FERMA MAI

17 Set

Il nuovo album dei Mars Volta è già pronto, mancano soltanto i testi e le linee vocali di Cedric, che per la prima volta avrà la possibilità di lavorare da solo, senza l’occhio super critico di Omar Rodriguez. Da una recente intervista a Rolling Stone, si scopre infatti che il multi-talentato chitarrista dei Mars Volta quando entra in studio diventa un vero dittatore. Ma la sua ultima esperienza come regista del film The Sentimental Engine Slayer (terzo lungometraggio di Rodriguez che ha partecipato di recente al festival di Rotterdam) gli ha aperto gli occhi. Certo, non passa giorno in cui non senta l’irrefrenabile desiderio di afferrare il telefono e chiamare il suo compagno di palco per sapere a che punto è con il lavoro, ma le cose sembrano davvero cambiate. Rodriguez è una mente instancabile, ha mille progetti. Ammette di aver lavorato, dal 2002 al 2007, ogni giorno dalle 11 del mattino alle 2 di notte. Ora ha voglia di prendersela calma, di fermarsi ogni tanto per una pausa e di giocare con il suo cane.

“I want to share experiences, instead of controlling and owning them. […] I want to move beyond that. I’ve had 10 years of being a dictator. From 2002 to 2007, I cannot tell you how unfun it must have been to be around me. I worked from 11 in the morning until 2 in the morning, no breaks, no going out for lunch, no days off. I drove an engineer mad. Another renounced me. I understand it now. And now, I stop, I eat lunch, I play with the dog, and I get four times as much done now than when I was choking it to death. Now I come back invigorated. I’m definitely happier.”

Ancora non si conosce niente di questo nuovo disco, né i titoli delle canzoni né quando uscirà di preciso. Forse dovremo aspettare il 2011. Nel frattempo Omar estrae dal suo cilindro un progetto dopo l’altro. L’ultimo è lo sperimentalissimo Tychozorente, che potete scaricare qui.

Tychozorente
Omar Rodriguez-Lopez

Studio Album, released in 2010

Songs / Tracks Listing

1. Los Siete Sermones A Los Muertos (04:07)
2. Polaridad (04:51)
3. La Paradoja Divina (03:02)
4. Contra Suspiros (03:00)
5. El Todo (04:40)
6. Piedras Y Ansiedad (06:03)
7. El Ritual Como Fin En Si Mismo (03:01)
8. Consecuencias (03:01)

Line-up / Musicians

Ximena Sarinana Rivera – Vocals
Omar Rodriguez Lopez – Sequences,Programming, Synths, Xylophone
Elvin Estela – Programming, Additional Production, Bass
Marcel Rodriguez Lopez – Mellotron

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LE 20 SUITE DI ROCK PROGRESSIVO ASSOLUTAMENTE DA ASCOLTARE

13 Gen

Come tutti i progger ho sempre avuto una predilezione per quelle composizioni dilatate che nel genere vengono chiamate “Suite”. Alcune di queste canzoni sono dei veri e propri viaggi che vorresti non terminassero mai. Dato che non esiste un paradigma preciso che definisca questo tipo di canzoni (la lunghezza? ma quanto? la divisione in movimenti? e i concept sono anche quelli delle suite?) ho provato semplicemente ad indicare le venti esperienze musicali che amo di piu’ e che ritengo appartenere a questa definizione. Se ne ho lasciate qualcuna fuori non me ne dolete, potrebbero riapparire nel prossimo articolo dedicato ai concept. Inoltre ho evitato di riportare piu’ di un pezzo per band (altrimenti gli Yes avrebbero preso troppi posti!).

GENESIS – Supper’s Ready

YES – Close to the Edge

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I MIGLIORI ALBUM DEL 2009 – The Colony of Slippermen Awards

4 Gen

Dall’esperimento “Colony of Slippermen Awards” ho potuto constatare che gli esperti di musica di mia conoscenza hanno tutti qualcosa in comune, ovvero una contagiosa passione per il revival. Quasi nessuno è stato capace di pescare dal calderone delle nuove uscite l’album dell’anno, e tutti mi hanno confessato di essere presi da roba vecchia, per lo più anni settanta.

Eppure di roba bella ne è uscita quest’anno, almeno secondo il mio punto di vista. Anzi, devo dire che il 2009 è stato davvero una bella sorpresa, soprattutto per quanto riguarda il progressive. Ma andiamo per ordine.

Incominciamo col nominare i sei album progressivi fondamentali di quest’anno, quelli che dovete assolutamente spararvi nel vostro lettore mp3.

1. Blood degli Office Strategic Influence (OSI)
2. Anno Domini High Definition dei Riverside
3. Act III – Life and Death dei Dear Hunter
4. Octahedron dei Mars Volta
5. The Incident dei Porcupine Tree
6. The Whirlwind dei Transatlantic

Tutte grandi produzioni, grandi nomi, grandi ascolti. Forse non troverete niente di nuovo dentro queste opere, ma di sicuro vi solleticheranno i timpani.
Non bisogna poi dimenticare Shadow Gallery, Dream Theater e Beardfish, anche se personalmente ho apprezzato molto di più i sei citati più su. Scostandosi poi sul rock più genuino, come non dimenticare l’ultimo degli Wolfmother “Cosmic Egg” e quello dei folkloristici Big Elf.

Anche per quanto riguarda il panorama italiano mi va di citare un paio nomi; l’ultimo lavoro di Cammeriere, forse non all’altezza del primo gioello e di Sul Sentiero, ma comunque valido e poi la sorpresa di Niccolò Fabi che col suo “Solo un uomo” mi ha regalato momenti davvero piacevoli. Cantautore giovane e di indubbio talento, nella seconda splendida traccia “Attesa inaspettata” è riuscito a farmi ritrovare anche i vecchi Genesis. Un album magnifico!

Passiamo adesso alle recensioni che mi sono arrivate e nel dare la parola a Gherardo e Michele, colgo l’occasione per ringraziarli della collaborazione. Ecco qui i loro personali podi del 2009.

LA TOP THREE di Michele C.

1) “Cosmic Egg” dei Wolfmother

Secondo album per i Wolfmother sicuramente all’altezza (se non addirittura migliore) del precedente che già era fantastico… Questo gruppo, per me, sono la “prova provata” che si sbagliano coloro che sostengono che “oggigiorno l’intera produzione musicale è scadente”!
Ogni brano è a suo modo fulminante e coinvolgente: la voce, i riff di chitarra e i cambi di ritmo rimandano dritti agli anni settanta il tutto però attualizzato con sound più “moderni”…
L’album è immediato: basta un primo assaggio per capire bene di che pasta è fatto e dopo molteplici ascolti si ha la conferma che la prima impressione era quella giusta!!!
…per me al primo posto non potevano esserci altro che loro.

2) “Them Croocked Vultures” dei Them Croocked Vultures

John Paul Jones al Basso, Dave Grohl alla Batteria, Joshua Homme alla chitarra e voce formano un inedito terzetto dalle altissime potenzialità artistiche e il loro disco è all’altezza delle aspettative: un miscuglio di diversi stili e sound che alla fine produce uno splendido album fortemente Rock!

3) “Humbug” degli Arctic Monkey

Questo loro terzo album crea una discontinuità rispetto ai due precedenti… c’è meno dinamica ed energia a favore invece di sound più cupi e ricercati: si percepisce bene l’influenza di Joshua Homme (è il produttore di quasi tutti i pezzi dell’album) che se da una parte aiuta il gruppo a non ripetersi dall’altra rischia di eclissare il loro stile… il risultato finale, secondo me, è comunque eccellente e sopratutto è da apprezzare il tentativo di esplorare percorsi diversi dai precedenti.

Citerei volentieri anche l’ultimo dei Pearl Jam, che a detta di molti è il loro ennesimo album valido, ma purtroppo non ho ancora avuto modo di ascoltarlo in maniera approfondita!

LA TOP THREE di Gherardo D.L.

1) “Black Gives Way To Blue” degli Alice In Chains

In tempi di reunion, molto orientate al fatturato, il ritorno discografico di questi tizi non mi aveva molto colpito. In particolare, vista la fine di Staley mi ero implicitamente ripromesso di non ascoltare più niente, nel caso fosse uscito. Poi mi capita questo CD, per caso, e sono costretto a esultare. Esultare per un prodotto magnifico, in cui la vena “grungesca” non è per niente morta (quindi nessuno parli di trasformazione) e, come per la storia che ha contraddistinto gli AIC, si sposa con un bell’abbrivio di distorsione e onesta ignoranza. Molto, molto gradevole, un songwriting all’altezza dei bei tempi, e non certo le ballate dei Nirvana, quanto, semmai, lo stile eclettico con concessioni heavy dei Soundgarden. Poi basta, perché della scena ’90 di Seattle in realtà non ci capisco una sega, e molti saranno più informati di me. A me piacciono i gioielli come l’unico CD dei My Sister’s Machine, e questo lo dico solo per fare il figo.

2) “Sing Along Songs for the Damned & Delirious” dei Diablo Swing Orchestra

Questi tizi, di cui non so nulla, mi sono tornati in mente perché li hai messi di contorno a uno dei tuoi post su uno dei tuoi diecimila blog. Più che altro, il passaparola su questa band è stato maestoso: ho avuto il loro album dopo che frotte di amici me li segnalavano, al punto di donarmi il CD, copiatissimo. Personalmente, è una band che mi viene a noia dopo 2/3 ascolti. Però in quei 2/3 ascolti, diamine!
Proposta molto originale, e molto profetica. In una scena ormai fatta soltanto di contaminazioni, i Diablo sembrano sussurarti: “Sì, se vuoi, possiamo metalleggiare anche sul jazz caldo”.
A proposito, che cos’è il jazz caldo?

3) “A sangue freddo” del Teatro degli Orrori

Tutti i recensori, eminenti o meno, parlano dei Teatro facendo riferimento alla storia di Capovilla. Una specie di eminenza veneta dell’indie italiano, come se l’indie italiano fosse mai stato agli onori delle cronache. Personalmente, ho avuto la grande occasione di sentire gli One Dimensional Man dal vivo, anni e anni fa, credo che aprissero agli Afterhours. Mi hanno fatto cagare, non ho nessuna remora a dichiararlo. Già si senitva che erano parecchio preparati, questo è vero, ma una formula che dal vivo stentava a decollare. Poi, con qualche trasformazione, arrivano questi Teatro degli Orrori, che invece valgono qualcosa. In particolare questo secondo album, che sposa la poetica urlata e personalissima di Capovilla a (finalmente) qualche riff di impatto. Questa uscita, ad ascoltarla bene, pare meno autoreferenziale della precedente, e regala delle belle soddisfazioni. Consigliata per davvero.

LA TOP THREE di GM Willo

1) “Act 3 – Life and Death” dei The Dear Hunter

Oltre ad essere il perfetto sequel al precedente capolavoro Act II, il nuovo album dei Dear Hunter, band di Boston che ho scoperto un annetto fa e che mi ha completamente devastato, si arricchisce di nuovi interessanti arrangiamenti, come dice anche lo stesso leader Crescenzo in una recente intervista su youtube. La band sta crescendo insieme alle sue ambizioni. Ancora tre album per finire questo mega-concept, in uno strepitoso crescendo di melodia ed emozione. Grandi!!!

2) “Octahedron” dei Mars Volta

Pensatela pure come vi pare ma queste otto perle melodiche, a volte anche stucchevoli, di questo ennesima fatica dei pazzi messicani mi ha letteralmente strapazzato il cuore. Perchè alla fine dei giochi le cose che davvero contano nell’ascolto sono le emozioni, e questo album ne ha da vendere.

3) “Solo un uomo” di Niccolò Fabi

Di nuovo come ho detto più sopra, le emozioni in prima linea. Se devo ricordarmi il 2009 attraverso la musica devo per forza metterci quest’album, che presenta comunque molte caratteristiche progressive.

A questo punto dovremo incoronare il vincitore, ma siccome io non ho mai amato le classifiche, chiuderò questo primo “Colony of Slippermen Awards” con una bel super-a-pari-merito. Perchè l’importante è seguire il ritmo, cavalcare la melodia e tuffarsi nel sound, non credete anche voi?

Buon ascolto a tutti!!!!

MARS VOLTA: Tilburg, 7 Dicembre 2009

8 Dic
Mars Volta, Tilburg December 7, 2009

Si spengono le luci, gli sciamani si apprestano ad intonare le parole di un antico arcano, l’incantesimo di due stregoni messicani al servizio del dio del rock… o almeno è questo ciò che tutti ci si aspettano, ricordando le acrobazie di un anno fa…

Invece purtroppo il sortilegio non ha dato i risultati sperati, almeno questa volta. Ancora vivo il ricordo di quelle tre ore sparate a diritto a celebrazione di una album assurdo e bellissimo: Bedlam in Goliath. Sullo stesso palco dello 013 di Tilburg (Olanda) i ragazzi di Los Angeles ieri sera hanno suonato per appena due ore, elargendo solo raramente i brividi di quella lontana performance.

Il vero protagonista e colpevole della serata è stato il raffreddore di Cedric, che lo ha condannato a sputare, masticare mentine e bere ettolitri di tè per tutta la durata del concerto. Chi conosce questa band sa che il sortilegio può funzionare solamente se la voce di Cedric è in grado di dialogare con le corde della chitarra di Omar. I Mars Volta sono essenzialmente questo, una formidabile tenzone tra due sciamani che si combattono a suon di urla e schitarrate.

Mars Volta

Cedric e la medicina dello sciamano

Nella scaletta ridotta al minimo trovano posto alcune delle perle dell’ultimo melodioso album, come la ZeppelianaSince we’ve been wrong, l’intrigante Teflon e la potente Cotopaxi. Alla fine ci regalano anche The Widow, una mezza sorpresa dato che lo scorso anno non era in scaletta. Difficile però godersi lo spettacolo. Cedric stecca di continuo, la gola stride, abbandona i passaggi alti e quando ti lasci trascinare dalla canzone ti scopri ad impuntare i piedi e a digrignare i denti. Nel tè che gli servono di continuo sul palco ci sono sicuramente delle erbe magiche, di quelle che usano solitamente gli sciamani come loro, ma la pozione non dà i risultati sperati.

C’è solo il tempo per una fugace battuta, che personalmente ho apprezzato molto. Forse riferendosi proprio a quel raffreddore di cui era vittima, Cedric ha criticato quei volantini che sono sparsi un po’ in tutta Olanda per la prevenzione dell’influenza suina, affermando che il virus non viene dal Messico ma è molto più probabile che sia stato prodotto dagli odiati USA. Grande Cedric!!!!

Nonostante la mezza delusione per la performance, rimangono comunque dei grandissimi. Questa volta sono riuscito a immortalarli in un piccolo reportage dagli spalti. Buona visione (link).

THE COLONY WINTER COMPILATION 2010

24 Nov

Ogni anno me ne vengo fuori con una compilation estiva per i miei conoscenti, una sorta di tradizione che continua dai tempi del liceo. Le compilation sono piccole creature d’amore, veri e propri omaggi a quegli artisti la cui musica diventa, giorno dopo giorno, ascolto dopo ascolto, la colonna sonora delle nostre vite.

Grazie a queta pratica (fare compilation, cassette, cd o anche semplici playlist) attraverso gli anni ho fatto conoscere moltissimi artisti a svariate persone, che poi si sono trovate anche a comprare dischi o ad andare ai concerti di questi musicisti. Di nuovo la domanda sorge spontanea; quanto realmente danneggia un musicista la cultura del file-sharing?

E comunque bisogna sempre guardare avanti, come ci dice Chris in questo brillante intervento su youtube. La grande opportunitá per gli artisti di slegarsi dalle logiche di mercato e dalle regole imposte dall’industria discografica sta proprio nel trovare alternative alla vendita del prodotto/disco.

Anche i Radiohead, che in una recente intervista affermavano che non avrebbero piú rilasciato un disco, non hanno annunciato la loro fine ma un nuovo inizio, come poi ha spiegato Colin Greenwood in un susseguente intervento. Gli artisti devono pensare le loro opere all’interno delle nuove culture tecnologiche e sociali. Il formato cd é ormai obsoleto. Un musicista oggi ha l’opportunitá di presentare i propri lavori sotto moltissime nuove forme, grazie soprattutto a internet.

Questa qui sotto é la mia compilation proposta per l’inverno. La tracklist é un semplice consiglio d’ascolto, ma guarda caso sono riuscito a trovarla da qualche parte in rete, perció se vi va di scaricarla, accomodatevi: http://is.gd/52rS9

Buon ascolto a tutti!!

THE COLONY COMPILATION
Winter 2010

01 – BIG ELF – Money is pure evil
02 – WOLFMOTHER – New Moon Rising
03 – PORCUPINE TREE – Time Flies
04 – DIABLO SWING ORCHESTRA – Balrog Boogie
05 – JOHN ZORN – Miller’s Crake
06 – THE MARS VOLTA – Copernicus
07 – PINK MARTINI – And Then You’re Gone
08 – THE DEAR HUNTER – The Poison Woman
09 – NORAH JONES – Even Though
10 – TRANSATLANTIC – The wind blew them all away
11 – JULLIETTE LEWIS – Fantasy Bar
12 – TORI AMOS – Snow Angel
13 – BEARDFISH – Destined_solitaire
14 – ALICE – Island

Picture by Willoclick

I MIGLIORI DISCHI DI ROCK PROGRESSIVO DEGLI ULTIMI 40 ANNI: 1999-2008

26 Set

L’ultimo decennio di questa personale classifica (a dire il vero le classifiche non sono il mio forte e non mi piacciono neppure, ma ho voluto lo stesso provarci) é forse quello piú difficile da valutare, per due motivi ben precisi. Primo perché il prog, dopo i belli episodi underground degli anni ’90, ha cominciato a fare capolino nelle charts. La crisi del disco infatti ha premiato la qualitá e rallentato le vendite dei grandi nomi. In questo modo il prog é rinato anche per il grande pubblico, e di conseguenza si sono avute negli ultimi dieci anni moltissime produzioni di qualitá (anche se forse si é risentita una carenza di creativitá). Secondo perché i miei gusti sono cambiati e ho allargato i miei ascolti, scostando l’occhio critico dal genere.

Comunque questi qui sotto sono a mio avviso gli album piú importanti degli ultimi dieci anni, estratti anno per anno.

1999: Stupid Dream – Porcupine Tree

2000: SMPTe – Transatlantic

2001: Lateralus – Tool

2002: Six degrees of inner turbulence – Dream Theater

2003: The Power to Believe – King Crimson

2004: Be – Pain of Salvation

2005: Ghost Reveries – Opeth

2006: Amputechture – The Mars Volta

2007: Act II: The Meaning Of, And All Things Regarding Ms. Leading – The Dear Hunter

2008: The Bedlam in Goliath – The Mars Volta

Guarda anche:

I MIGLIORI DISCHI DI ROCK PROGRESSIVO DEGLI ULTIMI 40 ANNI: 1969-1978

I MIGLIORI DISCHI DI ROCK PROGRESSIVO DEGLI ULTIMI 40 ANNI: 1979-1988

I MIGLIORI DISCHI DI ROCK PROGRESSIVO DEGLI ULTIMI 40 ANNI: 1989-1998

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