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I MIGLIORI ALBUM DEL 2009 – The Colony of Slippermen Awards

4 Gen

Dall’esperimento “Colony of Slippermen Awards” ho potuto constatare che gli esperti di musica di mia conoscenza hanno tutti qualcosa in comune, ovvero una contagiosa passione per il revival. Quasi nessuno è stato capace di pescare dal calderone delle nuove uscite l’album dell’anno, e tutti mi hanno confessato di essere presi da roba vecchia, per lo più anni settanta.

Eppure di roba bella ne è uscita quest’anno, almeno secondo il mio punto di vista. Anzi, devo dire che il 2009 è stato davvero una bella sorpresa, soprattutto per quanto riguarda il progressive. Ma andiamo per ordine.

Incominciamo col nominare i sei album progressivi fondamentali di quest’anno, quelli che dovete assolutamente spararvi nel vostro lettore mp3.

1. Blood degli Office Strategic Influence (OSI)
2. Anno Domini High Definition dei Riverside
3. Act III – Life and Death dei Dear Hunter
4. Octahedron dei Mars Volta
5. The Incident dei Porcupine Tree
6. The Whirlwind dei Transatlantic

Tutte grandi produzioni, grandi nomi, grandi ascolti. Forse non troverete niente di nuovo dentro queste opere, ma di sicuro vi solleticheranno i timpani.
Non bisogna poi dimenticare Shadow Gallery, Dream Theater e Beardfish, anche se personalmente ho apprezzato molto di più i sei citati più su. Scostandosi poi sul rock più genuino, come non dimenticare l’ultimo degli Wolfmother “Cosmic Egg” e quello dei folkloristici Big Elf.

Anche per quanto riguarda il panorama italiano mi va di citare un paio nomi; l’ultimo lavoro di Cammeriere, forse non all’altezza del primo gioello e di Sul Sentiero, ma comunque valido e poi la sorpresa di Niccolò Fabi che col suo “Solo un uomo” mi ha regalato momenti davvero piacevoli. Cantautore giovane e di indubbio talento, nella seconda splendida traccia “Attesa inaspettata” è riuscito a farmi ritrovare anche i vecchi Genesis. Un album magnifico!

Passiamo adesso alle recensioni che mi sono arrivate e nel dare la parola a Gherardo e Michele, colgo l’occasione per ringraziarli della collaborazione. Ecco qui i loro personali podi del 2009.

LA TOP THREE di Michele C.

1) “Cosmic Egg” dei Wolfmother

Secondo album per i Wolfmother sicuramente all’altezza (se non addirittura migliore) del precedente che già era fantastico… Questo gruppo, per me, sono la “prova provata” che si sbagliano coloro che sostengono che “oggigiorno l’intera produzione musicale è scadente”!
Ogni brano è a suo modo fulminante e coinvolgente: la voce, i riff di chitarra e i cambi di ritmo rimandano dritti agli anni settanta il tutto però attualizzato con sound più “moderni”…
L’album è immediato: basta un primo assaggio per capire bene di che pasta è fatto e dopo molteplici ascolti si ha la conferma che la prima impressione era quella giusta!!!
…per me al primo posto non potevano esserci altro che loro.

2) “Them Croocked Vultures” dei Them Croocked Vultures

John Paul Jones al Basso, Dave Grohl alla Batteria, Joshua Homme alla chitarra e voce formano un inedito terzetto dalle altissime potenzialità artistiche e il loro disco è all’altezza delle aspettative: un miscuglio di diversi stili e sound che alla fine produce uno splendido album fortemente Rock!

3) “Humbug” degli Arctic Monkey

Questo loro terzo album crea una discontinuità rispetto ai due precedenti… c’è meno dinamica ed energia a favore invece di sound più cupi e ricercati: si percepisce bene l’influenza di Joshua Homme (è il produttore di quasi tutti i pezzi dell’album) che se da una parte aiuta il gruppo a non ripetersi dall’altra rischia di eclissare il loro stile… il risultato finale, secondo me, è comunque eccellente e sopratutto è da apprezzare il tentativo di esplorare percorsi diversi dai precedenti.

Citerei volentieri anche l’ultimo dei Pearl Jam, che a detta di molti è il loro ennesimo album valido, ma purtroppo non ho ancora avuto modo di ascoltarlo in maniera approfondita!

LA TOP THREE di Gherardo D.L.

1) “Black Gives Way To Blue” degli Alice In Chains

In tempi di reunion, molto orientate al fatturato, il ritorno discografico di questi tizi non mi aveva molto colpito. In particolare, vista la fine di Staley mi ero implicitamente ripromesso di non ascoltare più niente, nel caso fosse uscito. Poi mi capita questo CD, per caso, e sono costretto a esultare. Esultare per un prodotto magnifico, in cui la vena “grungesca” non è per niente morta (quindi nessuno parli di trasformazione) e, come per la storia che ha contraddistinto gli AIC, si sposa con un bell’abbrivio di distorsione e onesta ignoranza. Molto, molto gradevole, un songwriting all’altezza dei bei tempi, e non certo le ballate dei Nirvana, quanto, semmai, lo stile eclettico con concessioni heavy dei Soundgarden. Poi basta, perché della scena ’90 di Seattle in realtà non ci capisco una sega, e molti saranno più informati di me. A me piacciono i gioielli come l’unico CD dei My Sister’s Machine, e questo lo dico solo per fare il figo.

2) “Sing Along Songs for the Damned & Delirious” dei Diablo Swing Orchestra

Questi tizi, di cui non so nulla, mi sono tornati in mente perché li hai messi di contorno a uno dei tuoi post su uno dei tuoi diecimila blog. Più che altro, il passaparola su questa band è stato maestoso: ho avuto il loro album dopo che frotte di amici me li segnalavano, al punto di donarmi il CD, copiatissimo. Personalmente, è una band che mi viene a noia dopo 2/3 ascolti. Però in quei 2/3 ascolti, diamine!
Proposta molto originale, e molto profetica. In una scena ormai fatta soltanto di contaminazioni, i Diablo sembrano sussurarti: “Sì, se vuoi, possiamo metalleggiare anche sul jazz caldo”.
A proposito, che cos’è il jazz caldo?

3) “A sangue freddo” del Teatro degli Orrori

Tutti i recensori, eminenti o meno, parlano dei Teatro facendo riferimento alla storia di Capovilla. Una specie di eminenza veneta dell’indie italiano, come se l’indie italiano fosse mai stato agli onori delle cronache. Personalmente, ho avuto la grande occasione di sentire gli One Dimensional Man dal vivo, anni e anni fa, credo che aprissero agli Afterhours. Mi hanno fatto cagare, non ho nessuna remora a dichiararlo. Già si senitva che erano parecchio preparati, questo è vero, ma una formula che dal vivo stentava a decollare. Poi, con qualche trasformazione, arrivano questi Teatro degli Orrori, che invece valgono qualcosa. In particolare questo secondo album, che sposa la poetica urlata e personalissima di Capovilla a (finalmente) qualche riff di impatto. Questa uscita, ad ascoltarla bene, pare meno autoreferenziale della precedente, e regala delle belle soddisfazioni. Consigliata per davvero.

LA TOP THREE di GM Willo

1) “Act 3 – Life and Death” dei The Dear Hunter

Oltre ad essere il perfetto sequel al precedente capolavoro Act II, il nuovo album dei Dear Hunter, band di Boston che ho scoperto un annetto fa e che mi ha completamente devastato, si arricchisce di nuovi interessanti arrangiamenti, come dice anche lo stesso leader Crescenzo in una recente intervista su youtube. La band sta crescendo insieme alle sue ambizioni. Ancora tre album per finire questo mega-concept, in uno strepitoso crescendo di melodia ed emozione. Grandi!!!

2) “Octahedron” dei Mars Volta

Pensatela pure come vi pare ma queste otto perle melodiche, a volte anche stucchevoli, di questo ennesima fatica dei pazzi messicani mi ha letteralmente strapazzato il cuore. Perchè alla fine dei giochi le cose che davvero contano nell’ascolto sono le emozioni, e questo album ne ha da vendere.

3) “Solo un uomo” di Niccolò Fabi

Di nuovo come ho detto più sopra, le emozioni in prima linea. Se devo ricordarmi il 2009 attraverso la musica devo per forza metterci quest’album, che presenta comunque molte caratteristiche progressive.

A questo punto dovremo incoronare il vincitore, ma siccome io non ho mai amato le classifiche, chiuderò questo primo “Colony of Slippermen Awards” con una bel super-a-pari-merito. Perchè l’importante è seguire il ritmo, cavalcare la melodia e tuffarsi nel sound, non credete anche voi?

Buon ascolto a tutti!!!!

SERGIO CAMMARIERE: Carovane

31 Ott

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Uno dei musicisti italiani che apprezzo di piú. É uscito in questi giorni il suo ultimo album, Carovane. Questa che segue é la tracklist e questo un link trovato in rete per scaricarlo.

Tracklist:

01. Carovane
02. Insensata Ora
03. Senti
04. Senza Fermarsi Mai
05. I Quadri Di Ieri
06. La Mia Promessa
07. Non C’è Più Limite
08. Varanasi
09. Paese Di Finti
10. Storia Di Un Tale
11. Tre Angeli
12. La Forcella Del Rabdomante
13. La Rosa Filosofale

ESTATE

21 Giu

Una delle canzoni più coverizzate della storia della musica italiana. Ve la presento in versione originale, by Bruno Martino.
Semplicemente meravigliosa!

Se girate in rete potrete trovare le interpretazioni di Ornella Vanoni, Joao Gilberto, Chet Baker, Amalia Gré, Irene Grandi, Sergio Cammariere, Michel Petrucciani, Mina, Naoko Terai, Shirley Horn, Bireli Lagrene, Vinicio Capossela, La Crus ecc.
Ah, dimenticavo, buona estate a tutti!

LIBERO NELL´ARIA

6 Giu

In questi giorni mi sto ascoltando la raccolta con inediti e cover di Sergio Cammariere, Cantautore Piccolino, che si apre con il bel pezzo di Sanremo. Questo nuovo album é un omaggio a Lauzi e Sergio Bardotti, ma anche a al jazz (ci sono due strumentali) e in particolare a Keith Jarrett. Ho collezionato una ventina di cover di Estate, di Bruno Martino (da Amalia Gré a Joa Gilberto) e questa di Sergio non é tra le mie preferite. Tra le quindici tracce spicca la splendida `Libero nell´aria`(presente nell´album Sul Sentiero, che ho amato moltissimo), ennesima perla confezionata insieme al cantautore paroliere Roberto Kunstler. Una canzone di pace, accompagnata da un video sorridente e toccante al tempo stesso. La strofa delle “facce bianche dai microfoni” è stata ingiustamente esclusa in molti siti che riportano il testo, forse a causa della versione `edit`. Questo che segue é il testo completo.

LIBERO NELL´ARIA
Parole di Roberto Kunstler
Musica di Sergio Cammariere

Con un pensiero che volava
Libero nell’aria
Guidando i mercenari
In via del tutto straordinaria
Presero l’Europa,
presero New York
Ed era già di moda
Una musica nei metrò

Con un pretesto inutile
Lo vennero a cercare
Lui che sapeva sempre
Cosa dire, cosa fare
Si vide circondato
Da chi gli fu fedele
Credendo di sognare
Disse: bene!

Sapete che la guerra
È una vecchia commedia
Una scomoda sedia
La caccia a un nemico
Che alla fine tu non sai
Riconoscere

Gli occhi si parlano
E poi non sanno fingere
E anche voi maschere
Senza più nascondere
La colpa, mi dirai
È un po’ di tutti, ma
Solo qualcuno pagherà
E chi ha sbagliato ancora non si sa

Ma il caso volle che nessuno vinse la partita
Dopo la guerra non restò che fumo tra le dita
E un treno sta arrivando
Da dietro la collina
E tutto sembra quasi come prima

Così la gente del paese
Dice che è normale
Che non restava neanche
Molto tempo tempo per pensare
Qualcuno disse è falso
Un altro disse è vero
E il caso restò avvolto
Dal mistero

Ma la fine del racconto
Non ha una morale
Niente di speciale
O da farti sembrare
Tutta questa crudeltà
Un’abitudine

Possono rubare amore come se
Fosse loro quello
Che incontrano lungo il cammino
Dicono che vengono a proteggere
Ma la pace che tutti aspettavano
Ancora non c’è

Ma scendono lacrime
Contano le vittime
Mentre qui parlano
Facce bianche dai microfoni
Ma senza aver pietà
La gente aspetterà
che un’altra estate arriverrà
E già si pensa al caldo che farà

Ma lassù vedo già
Una luce splendere
E dall’ovest fino all’est
Forse un giorno arriverà da te
Come per magia ancora l’allegria
Nei nostri cuori tornerà
E un nuovo giorno sta nascendo già
Nel segno di quel mondo che verrà
Nel segno di quel mondo che verrà.

Chiudo il post con alcune parole dello stesso Cammeriere.
“La pace e la speranza, sono l’unica condizione umana accettabile e chiara, contrapposta alla confusione e alla caducità delle cose che porta con sé, per sua natura, la guerra”