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ROCK CITY EPISODIO 5 – MELVIN & DESY

24 Mag

Melvin era un bastardo, ma io l’amavo e l’avrei seguito finanche alle porte dell’inferno. Forse fu proprio là che lo trovai, persa in uno strano sogno o più probabilmente tra le spire del Vortice…
Ne aveva tante come me, ma nessuna era come me. Adesso penserete che sia l’ennesima disillusa, ma vi assicuro che non è così, e anche se fosse, che cazzo ve ne frega a voi… l’amore è l’amore, e quello che provavo e continuo a provare per Melvin è Amore con la “A” maiuscola. Perché io ero la “Sua Desy”… usava sempre il possessivo quando si riferiva a me, invece le altre le chiamava solo per nome.
Erano passati due mesi dall’ultimo concerto degli Azazel’s Eyes e di Melvin non si sapeva più nulla. Il ricordo dei suoi baci mi tormentava in quelle piovose serate d’autunno. La sera prima del fatidico concerto in cui dette l’addio, facendo schiumare di rabbia i dirigenti e gli azionisti della Music Dome, si dedicò totalmente a me. Non mi disse niente dei suoi piani, ma lo capii al volo che c’era qualcosa che non andava. Tra le lenzuola di seta del suo letto mi amò più volte, ma lo sentivo lontano, distratto, preoccupato… Gli allungai un paio di pasticche ma lui le rifiutò senza esitare. Doveva stare pulito, mi disse. Quando mi svegliai la mattina dopo lui se n’era già andato. In quel momento seppi che non l’avrei mai più rivisto, almeno non in questo mondo…
Nelle due settimane successive ebbi i miei problemi. Gli scagnozzi della Music Dome vennero a cercarmi perché sapevano che ero una delle sue ragazze, forse la più intima. Dissi loro di andare a farsi fottere, ma mi resi subito conto che era la risposta sbagliata. Con certa gente è bene non fare i duri… Dissi quello che sapevo, cioè nulla, e dopo avermi somministrato una sostanziosa dose di schiaffi mi lasciarono andare. Passarono altre due settimane in cui vagai come un fantasma di raduno in raduno, di concerto in concerto, vittima di una serie di mood-swings dovuti ad un uso improprio degli acidi… nessuno sapeva niente di Melvin. Incontrai Logan, il cantante degli Azazel, ma stava peggio di me. Anche lui non aveva la minima idea di dove si trovasse il chitarrista più famoso di Rock City. Continua a leggere

THE PATROLMAN: Gran Finale

22 Apr

Si conclude oggi con questi due ultimi capitoli l’epopea di Joe Roberts, una storia mozzafiato di Massimo Mangani. Il racconto è ispirato al famoso pezzo di Bruce Springsteen “Highway Patrolman”. L’autore, chiedendosi che fine avesse fatto il Franky della canzone, ha incominciato a buttar giù questa sorta di “pulp on the road” che da Rock City, città immaginaria che ricorda Los Angeles, ci ha condotti fino al Canada.

I miei più sentiti complimenti a Massimo che ci ha reso partecipi di questa bellissima avventura. Leggetela dall’inizio sfogliando tutti gli interventi a questo link. Per chi invece ci ha seguito fino ad oggi, ecco qui sotto i capitoli conclusivi del racconto. Buona lettura e buon ascolto! (più avanti troverete anche la versione di Johnny Cash).

CAPITOLO 18

Non riesco a credere alle mie orecchie, lo hanno chiamato “capo”… Franky… non è possibile, qualcosa non quadra, devo assolutamente parlare con lui, dentro di me sento strane vibrazioni… probabilmente prima che mi asportassero il tumore sarebbe stato il preambolo dell’apparizione dei miei piccoli amici… devo raggiungere mio fratello, non riesco a costruire la storia… deve spiegare… ha moooolto da spiegare.
Sento la porta che si apre, passi che scendono le scale, sono almeno due uomini. Da dietro il pancale dove sto nascosto riesco a intravedere gli ultimi gradini, Individui armati appaiono, sono almeno tre, si guardano in giro con circospezione. Stringo l’AK 47 pronto a fare fuoco, non ne lascerò vivo nemmeno uno, devo liberare il campo e salire quella maledetta scala. I tre si separano, uno viene verso di me, gli altri due spariscono nella semi oscurità… Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 17

21 Apr

PRIMA PARTE

Ho girovagato tutto il giorno senza meta, Saskatoon è una cittadina piacevole, piccola, tranquilla, è quasi impossibile pensare che anche qui possano svolgersi attività criminali. Mi fermo a mangiare un hot dog in un parco pulito e ben curato, la voglia di fare i bagagli e ripartire per andarmene a crepare a Rock City è davvero forte, non fosse per mio fratello!
Il sole inizia a calare, mi avvio verso la 3rd, devo iniettarmi una dose di morfina e presentarmi all’appuntamento con il mio intermediario, devo agire prima possibile considerato che il tempo a mia disposizione è estremamente limitato, il mostro dentro il mio cervello potrebbe decidere di farla finita da un momento all’altro, in quel caso anche Franky andrebbe a farsi benedire! Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 16

20 Apr

Arrivo a Saskatoon quando il sole è sorto ormai da un pezzo, percorro Idylwyld Drive; per essere una delle arterie principali della città il traffico è praticamente assente, il caos di Rock City quaggiù è semplicemente un brutto ricordo, tutto è maledettamente ordinato, maledettamente pulito, nemmeno Perrineville è così perfetta.
Dopo un po’ di giri imbocco la North 3rd Avenue, mi fermo nel primo motel che incontro, ho bisogno di sistemarmi un po’. La testa inizia a dolermi e credo dovrò sparami un po’ di morfina, parcheggio la Chevy prenoto una stanza e mi chiudo a chiave. Tiro fuori il necessario, preparo laccio, siringa e soluzione e mi sparo la dose in vena; via via che entra in circolazione il dolore sparisce ed io mi sento forte ed invincibile come un leone. Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 14

16 Apr

Il risveglio è stato estremamente agitato, quattro mani possenti mi hanno tenuto inchiodato al letto, ho percepito voci ostili che mi imponevano di stare fermo e zitto… un tubicino di gomma trasparente usciva dal mio braccio destro, sentivo la gola completamente indolenzita, un fortissimo senso di nausea mi attanagliava lo stomaco… ho pensato ad una sorta di esecuzione con iniezione letale… maledetti… perché ho meritato tutto questo?
Volti sconosciuti tutti intorno, parole, sguardi cattivi; il sangue mi si è gelato nelle vene quando ho intravisto una sagoma familiare… non è possibile… Maria! Mi ci è voluto tanto, troppo tempo prima di realizzare, prima di aver raggiunto la consapevolezza di ciò che mi è accaduto… di ciò che mi sta accadendo dal giorno in cui le ombre si sono manifestate… forse da prima! Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 13

15 Apr

Clikka sulla copertina per ascoltare la canzone

THE PATROLMAN: Cap. 13

Nel silenzio della mattina Maria mi fa accomodare sul divano in soggiorno, sto tremando, non voglio pensare a quali siano le cattive notizie su Franky… mi faccio coraggio -“Non vorrai mica dirmi che Franky è…”
-“No Joe, l’ho sentito ieri sera, ancora non è morto… spero… ma… credo si trovi in un brutto guaio…”
-“Che diavolo gli è successo?”
-“Dopo che è fuggito da Perrineville si è messo con della brutta gente, una banda di trafficanti di Vancouver, droga, armi… forse prostituzione… sai com’è, ogni tanto ci sentiamo, è lui che chiama… ieri sera si è fatto vivo, aveva la voce strana… era spaventato Joe, impaurito da morire… mi ha detto che se gli fosse capitato qualcosa avrei dovuto in tutti i modi avvertirti… ho cercato di capire cosa gli stesse succedendo, poi ho sentito una specie di colpo secco… ha urlato… qualcuno gli ha strappato il telefono di mano… ho sentito delle voci, gli urlavano che gliel’avrebbero fatta pagare, gli davano del bastardo… l’ultima cosa che ho sentito è stata la sua voce straziata… chiedeva aiuto!” Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 12

14 Apr

Sempre più avvincente, sempre più emozionante, sempre più violento… Continua l’epopea di Joe Roberts e dei suoi “amici-ombra”, un racconto di Massimo Mangani per Rivoluzione Creativa.

Guido come un razzo sulla 276, è notte fonda, al bivio svolto sulla 195… nei pressi di Allentown lascio la Interstate e prendo la statale verso Perrineville. Praticamente senza soste ho percorso tutti gli Stati Uniti da Sud a Nord, una sorta di Kerouac anche se meno fighetto e soprattutto meno tossico.
Durante il viaggio ho ingurgitato soltanto qualche compressa di Excedrina e qualche sorso di burbon, la radio mi ha fatto compagnia. Progressivamente il deserto ha fatto posto ad ampie foreste lussureggianti, poi a montagne innevate ed ora i dolci prati del New Jersey scorrono nell’oscurità. Il cuore mi batte fortissimo, non so ancora bene cosa sto andando a fare, né se ho intenzione di vedere Maria e i ragazzi… qualcosa mi dice che sto correndo inesorabilmente verso il baratro… i miei amici non si sono più fatti vivi, nessuna ulteriore spiegazione. Dentro di me ripeto che se dovessi dare la caccia a Franky, sarà soltanto per assicurarlo alla giustizia, non gli torcerei mai un capello! In caso la richiesta fosse diversa troverò il modo di oppormi… come se lo troverò! Continua a leggere