Tag Archives: racconti

CAMMINO DA SOLO

9 Ott

Bugiarda è la notte quando è pregna del solito via vai, e delle risoluzioni più spontanee, scappatoie da ingenuo. Camminare diventa un movimento a tempo, sulle note di un sax o di una chitarra, e il fuoco scorre dentro arterie sature di veleno. L’amicizia, l’amore, il passato, e le ragioni di tutte quelle promesse gridate al vento. Uomini, donne, abbracci, baci, notti di fuoco sotto il disco argentato, col bicchiere in mano e la risata facile. Dove sono adesso? Dove?
Ma continuo a camminare perché indietro non si torna mai, non è permesso. È una strada a senso unico, un tunnel oscuro con la promessa di una luce in uscita, una falsa promessa, una dannatissima presa per il culo!!
Il tempo lo batto con le scarpe che schiacciano il duro asfalto, umido dell’ultima pioggia d’umori. Un pianto per il cielo e per il cuore, per tutti quelli che sono rimasti indietro, sulla stronza strada della vita.
Cammino da solo, si, e continuo a chiedermi perché? Potevamo camminare insieme… non sarebbe stato meglio per tutti? No? Chi si è fermato per un caffè, chi per un boccone, chi perché’ non gli andava più di camminare… chi ha preso un taxi, un bus, chi invece è ancora ad aspettare imperterrito alla fermata di un tram che non arriverà mai.
Ecco, il tempo sta rallentando. Tutto torna come dovrebbe essere. Il blues ottunde il dolore. Andiamo avanti, che è una bella nottata. Le luci dei lampioni, quelle dei neon dei bar di periferia, le auto che sfrecciano ad intermittenza, una sirena lontana, e lei nel cielo, la solita luna, puttana come sempre.
Camino solo, e mi va bene così. Anzi, non potrei chiedere di meglio.
No, proprio non potrei.

Sulle note di Never Walk Alone di Steve Lukather & Los Lobotomys

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I PRETI DI SATANA

29 Apr

Tre interventi di 101 Parole per Rock City

Il ragazzo si chiamava Igor, magro come un giunco, i capelli riccioli e corvini gli ricadevano sul volto. Esibiva disinvolto un enorme tatuaggio sul braccio destro, che dal polso saliva fino alla gola, la testa di un cobra con le fauci spalancate. Quello non era un semplice tatuaggio, ma un segno di riconoscimento. A Rock City venivano chiamati Preti di Satana. Alcuni dicevano che bazzicassero le fogne e se la intendessero per davvero con Belzebù. Organizzavano concerti illegali, spacciavano petali di rose nere e aiutavano le star a liberarsi dei ceppi che le legavano alle major.
Insomma, erano gente a posto.
Igor spezzò il fiore come fosse Gesù. I petali andavano messi sotto la lingua, poi chiudevi gli occhi e contavi fino a dieci. Se la spinta era forte potevi raggiungere la giusta frequenza ed entrare nel Vortice. Laggiù poteva succederti di tutto, anche incontrare Sebastian Simmons, il chitarrista dei Purplemath. Lui si che ci andava pesante con quella roba!
Ricevetti il dono come un ostia ed abbassai le palpebre. Venni risucchiata in un turbine di tepore. In sottofondo potevo udire distintamente le note di Plesure, la hit del momento. Per un attimo temetti di perdermi, poi qualcuno afferrò la mia mano…
Era Igor, ma in una forma nuova. Con noi c’erano anche gli altri della gang, amici di scuola e di viaggio. Insieme fluttuavamo in un cielo indaco, come aquiloni rubati alle mani dei bambini. Quello era il Vortice, una dimensione a metà strada tra la musica e lo sballo. Solo gli sciamani più in gamba di Rock City erano in grado di far nascere una rosa nera. Crescevano nel sottosuolo, dove si diceva dimorasse lui, il diavolo…
Igor mi guardò negli occhi come se volesse leggermi l’anima. Gli sorrisi…
Plesure intanto era arrivata al secondo ritornello, e noi eravamo totalmente fuori.

THE PATROLMAN: Gran Finale

22 Apr

Si conclude oggi con questi due ultimi capitoli l’epopea di Joe Roberts, una storia mozzafiato di Massimo Mangani. Il racconto è ispirato al famoso pezzo di Bruce Springsteen “Highway Patrolman”. L’autore, chiedendosi che fine avesse fatto il Franky della canzone, ha incominciato a buttar giù questa sorta di “pulp on the road” che da Rock City, città immaginaria che ricorda Los Angeles, ci ha condotti fino al Canada.

I miei più sentiti complimenti a Massimo che ci ha reso partecipi di questa bellissima avventura. Leggetela dall’inizio sfogliando tutti gli interventi a questo link. Per chi invece ci ha seguito fino ad oggi, ecco qui sotto i capitoli conclusivi del racconto. Buona lettura e buon ascolto! (più avanti troverete anche la versione di Johnny Cash).

CAPITOLO 18

Non riesco a credere alle mie orecchie, lo hanno chiamato “capo”… Franky… non è possibile, qualcosa non quadra, devo assolutamente parlare con lui, dentro di me sento strane vibrazioni… probabilmente prima che mi asportassero il tumore sarebbe stato il preambolo dell’apparizione dei miei piccoli amici… devo raggiungere mio fratello, non riesco a costruire la storia… deve spiegare… ha moooolto da spiegare.
Sento la porta che si apre, passi che scendono le scale, sono almeno due uomini. Da dietro il pancale dove sto nascosto riesco a intravedere gli ultimi gradini, Individui armati appaiono, sono almeno tre, si guardano in giro con circospezione. Stringo l’AK 47 pronto a fare fuoco, non ne lascerò vivo nemmeno uno, devo liberare il campo e salire quella maledetta scala. I tre si separano, uno viene verso di me, gli altri due spariscono nella semi oscurità… Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 17

21 Apr

PRIMA PARTE

Ho girovagato tutto il giorno senza meta, Saskatoon è una cittadina piacevole, piccola, tranquilla, è quasi impossibile pensare che anche qui possano svolgersi attività criminali. Mi fermo a mangiare un hot dog in un parco pulito e ben curato, la voglia di fare i bagagli e ripartire per andarmene a crepare a Rock City è davvero forte, non fosse per mio fratello!
Il sole inizia a calare, mi avvio verso la 3rd, devo iniettarmi una dose di morfina e presentarmi all’appuntamento con il mio intermediario, devo agire prima possibile considerato che il tempo a mia disposizione è estremamente limitato, il mostro dentro il mio cervello potrebbe decidere di farla finita da un momento all’altro, in quel caso anche Franky andrebbe a farsi benedire! Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 16

20 Apr

Arrivo a Saskatoon quando il sole è sorto ormai da un pezzo, percorro Idylwyld Drive; per essere una delle arterie principali della città il traffico è praticamente assente, il caos di Rock City quaggiù è semplicemente un brutto ricordo, tutto è maledettamente ordinato, maledettamente pulito, nemmeno Perrineville è così perfetta.
Dopo un po’ di giri imbocco la North 3rd Avenue, mi fermo nel primo motel che incontro, ho bisogno di sistemarmi un po’. La testa inizia a dolermi e credo dovrò sparami un po’ di morfina, parcheggio la Chevy prenoto una stanza e mi chiudo a chiave. Tiro fuori il necessario, preparo laccio, siringa e soluzione e mi sparo la dose in vena; via via che entra in circolazione il dolore sparisce ed io mi sento forte ed invincibile come un leone. Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 15

19 Apr

Ci si avvia verso la conclusione di questa affascinante e violenta avventura on the road…

La Chevy sfreccia verso il confine, ho lasciato l’ospedale appena i dottori mi hanno tolto i 140 punti che hanno tenuto la mia calotta cranica attaccata al resto della testa, ovviamente non ho detto nulla a nessuno, sono semplicemente uscito, di notte, nel tepore di una calda serata estiva di Chicago. In qualche modo avrei rintracciato Maria e mi sarei fatto comprare il necessario per andare a riprendere Franky, ma nel parcheggio dell’ospedale è successo qualcosa di veramente strano… Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 14

16 Apr

Il risveglio è stato estremamente agitato, quattro mani possenti mi hanno tenuto inchiodato al letto, ho percepito voci ostili che mi imponevano di stare fermo e zitto… un tubicino di gomma trasparente usciva dal mio braccio destro, sentivo la gola completamente indolenzita, un fortissimo senso di nausea mi attanagliava lo stomaco… ho pensato ad una sorta di esecuzione con iniezione letale… maledetti… perché ho meritato tutto questo?
Volti sconosciuti tutti intorno, parole, sguardi cattivi; il sangue mi si è gelato nelle vene quando ho intravisto una sagoma familiare… non è possibile… Maria! Mi ci è voluto tanto, troppo tempo prima di realizzare, prima di aver raggiunto la consapevolezza di ciò che mi è accaduto… di ciò che mi sta accadendo dal giorno in cui le ombre si sono manifestate… forse da prima! Continua a leggere