Tag Archives: anni ’70

BLACK WIDOW LIVE

3 Mar

Una delle mie band preferite degli anni settanta. Splendido e diabolico il loro Sacrifice, ma anche l’album di debutto, Black Widow, non è da meno. Recentemente è uscito il DVD Demons Of The Night Gather To See Black Widow Live, dal quale è estratto questo video (Come to the Sabbath). Il fotage rappresenta una performance del 1970 per la televisione tedesca.

Sembrerebbe che a distanza di 40 anni il sassofonista flautista della band, Clive Jones, abbia intenzione di pubblicare un nuovo disco insieme al cantante della formazione originale Kay Garret più alcune interessanti sorprese. Ci sarebbe già il titolo, Sleeping With Demons, e dovrebbe uscire quest’anno.

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TRE NUOVE COMPILATIONS

23 Nov

L’ISOLA DI CIPRESSI
(musica leggera italiana)


1. Stagioni – Francesco Guccini
2. Libero nell’aria – Sergio Cammariere
3. Sulle rive di Morfeo – Carmen Consoli
4. Dio mio no – Lucio Battisti
5. Femmena – Raiz
6. Ti Ricordo Ancora – Fabio Concato
7. Non E’ Tempo Per Noi – Ligabue
8. Madre Dolcissima – Zucchero
9. Eroe – Caparezza

Ascoltala qui

CARINA NEBULA
(progressive, rock, seventies)

1. Welcome To My Nightmare – Alice Cooper
2. Sleeping Village – Black Sabbath
3. Lay down stay down – Deep Purple
4. Perpetual Change – Yes
5. One White Duck ~ 0¹º = Nothing at All – Jethro Tull
6. The Cinema Show – Genesis
7. Since I’ve Been Loving You – Led Zeppelin
8. The Necromancer – Rush
9. Islands – King Crimson

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WHERE THE RAINBOWS DIE
(easy listening, reggae, eclectic, alternative rock)

1. Imitation of Life – REM
2. Side – Travis
3. The Teacher – Paul Simon
4. Pure Plesure Seeker – Moloko
5. Spies – Coldplay
6. Lilly – Pink Martini
7. Toledo – Elvis Costello & Burt Bacharach
8. Wonderful World – James Morrison
9. Find my baby – Moby
10. Singing softly to me – King of Convenience
11. Hard Luck Woman – Giuliano Palma & The Bluebeaters
12. I Surrender – David Sylvian

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THE RIVER OF CONSTANT CHANGE

10 Nov

Avevo sette anni quando ascoltai per la prima volta Firth of Fifth dei Genesis. Credo che quella canzone abbia condizionato pesantemente i miei gusti musicali, e sono sicuro di non essere stato il solo. Otto anni dopo ricercai quel pezzo, e non fu difficile trovarlo perchè ricordavo benissimo la copertina dell’album che mio fratello usava ascoltare quando ero solo un bambino. Il vinile era andato perduto, forse durante un trasloco, e l’era del CD era appena arrivata, così usai i miei risparmi per cercare di fare capo a quella melodia che mi era rimasta così innocentemente nel cuore, cercando di ritrovare la scala dell’assolo di Hackett. A quindici anni riascoltai Selling England by the Pound e mi innamorai dei Genesis.

Una favola forse già sentita. Chi non ha avuto infatti un fratello o dei genitori attraverso i quali ha potuto conoscere i grandi gruppi degli anni ’70. Potrei raccontare la stessa storia per Smoke on the Water dei Deep Purple e Aqualung dei Jethro Tull (in versione live dall’album Second Out). La riflessione mi preme però farla sul “fiume in constante cambiamento”, frase finale del testo di Firth of Fifth, perchè nel frattempo molte cose sono cambiate insieme al “fiume”.

Stando ai ricordi di Peter Gabriel (dalla biografia di Chris Welsh del 1998), il glorioso Selling England by the Pound fu quasi un episodio in sordina, nato sull’onda creativa del periodo Foxtrot. Nonostante il successo che ottenne, Gabriel non sembra conservare dei ricordi particolari del periodo in cui realizzarono il loro quinto album, quello che li consacrò nel tempio del rock progressivo.

In effetti Firth of Fifth fu concepita da Tony Banks già dai tempi della scuola, con un’introduzione di pianoforte molto intricata. Solo nel 1973 venne aggiunto il testo di Gabriel, ed il lungo ed emozionante assolo di chitarra di Hackett. Insomma, non si può parlare propriamente di miracolo creativo, di intesa perfetta, di allineamento cosmico… Si tratta semplicemente di un’idea partita da lontano e poi evolutasi nel più felice dei modi.

Se poi si ascoltano le parole di una delle ultime interviste di Phil Collins sui vecchi Genesis, si rischia di perdere tutta la poesia. Secondo il pelato-talentato batterista-cantante-golfista londinese, a tutti i membri dei Genesis piaceva il soul, ma erano costretti a suonare progressive perchè quella era la moda di allora. Parole forti, che rischiano di incrinare un’epoca. Per quanto mi riguarda, fa bene ad andarsene a giocare a golf, visto che gli manca così tanto!

Eppure a risentirla per l’ennesima volta, a distanza di trent’anni dal primo impatto, riesce ancora ad emozionarmi. L’ascolto insieme ai miei figli, augurandomi che un giorno questa melodia possa far nascere in loro un po’ di curiosità. Mi piace immaginarmeli a sgattaiolare al piano di sopra, dove tengo la collezione di CD (oggetti già obsoleti), e a cercare con avidità tra le vecchie collezioni di prog.

“Eccolo, è questo… l’album con la copertina gialla e l’uomo che dorme sulla panchina…”
“Si, ma adesso con che cosa lo ascoltiamo?”
“Forse in cantina c’è ancora quel vecchio lettore cd di papà…”

Il fiume in costante cambiamento.

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