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QUARANT’ANNI DI TEA FOR THE TILLERMAN

27 Set

Esistono dischi perfetti? Che domanda sciocca… Però mi è sovvenuta subito pensando a questo album.

Quarant’anni fa usciva il capolavoro di Cat Stevens, leggero, melodico, sognante come la sua copertina, disegnata dallo stesso autore. Lasciamo stare per un momento le super classiche “Father and Son” e “Wild World”, che possono anche venire a noia dopo un po’. Pensiamo ad altro. Pensiamo alla triste Lisa, raccontata con voce sofferta, o al brano di apertura, “Where do the children play?”, incantevole e grintoso al tempo stesso.

Rolling Stone Magazine lo mette al 206esimo posto tra i 500 dischi più importanti del rock. Non significa che Rolling Stone sia la bibbia, intendiamoci, e nemmeno che la bibbia sia il libro della verità assoluta, ci mancherebbe solo questo! però è un dato importante. A mio avviso si tratta di uno dei quei momenti in cui tutto cade come dovrebbe cadere, ogni singola nota, ogni battuta, ogni parola. Tea for the Tillerman, a distanza di quattro decadi, suona ancora col solito incanto di sempre. Una mezz’oretta di magia, ecco che cos’è.

Tanti auguri, allora…

TEA FOR THE TILLERMAN

Musica e testi di Cat Stevens

1.Where Do the Children Play? – 3:52
2.Hard Headed Woman – 3:47
3.Wild World – 3:20
4.Sad Lisa – 3:45
5.Miles from Nowhere – 3:37
6.But I Might Die Tonight – 1:53
7.Longer Boats – 3:12
8.Into White – 3:24
9.On the Road to Find Out – 5:08
10.Father and Son – 3:41
11.Tea for the Tillerman – 1:01

Scaricalo qui: http://www.megaupload.com/?d=A478C36U

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DIECI ANNI DI PARACHUTES

12 Giu

Ebbene si, posso vantarmi del fatto di aver scoperto i Coldplay.
Dieci anni fa usciva il loro primo album, lo straordinario Parachutes che li lanciò verso l’olimpo del Rock. Sono bastati quattro dischi per convincere tutti, ed oggi si può affermare senza ombra di dubbio che i Coldplay sono la rock band più rappresentativa di questo primo decennio dei duemila.

Ricordo bene il giorno in cui le prime note di “Don’t Panic” mi parlarono di un mondo bellissimo. Nessuno conosceva il quartetto di Londra, ennesima eco di quel brit-pop molto in voga negli anni ’90 con i vari Verve, Blur e Oasis. Eppure c’era qualcosa di nuovo… qualcosa di magico… forse la voce un po’ sofferente di Chris Martin, forse quei melodici arrangiamenti di piano, o forse non ci è dato di sapere, perché la musica è magia e neanche gli stregoni che la praticano ne sanno molto (vedi infatti la curiosità in fondo all’articolo).

Parachutes, con quella copertina poco appariscente, aveva appena trovato il suo posto sullo scaffale delle nuove uscite. Mi bastò scorrere le tracce e ascoltare i secondi iniziali delle prime canzoni per capire che avevo tra le mani un capolavoro. Nei giorni successivi riascoltai più volte quel disco che lentamente scalava le classifiche. Poi uscì il video di Yellow, seguito da Trouble, e il mondo conobbe i Coldplay.

Non credo siano mai riusciti a fare di meglio. A Rush of Blood to the Head è stato certamente un ottimo secondo album, ma ritrovare la stessa intensità emotiva di quel Parachutes credo sia un qualcosa di irripetibile. Ciò non fa che confermare la regola non scritta che spesso il successo contamina la magia di un artista.

Auguri Parachutes! Un disco come te merita sicuramente tanti altri compleanni!

TRACKLIST

1. “Don’t Panic” 2:17
2. “Shiver” 4:59
3. “Spies” 5:18
4. “Sparks” 3:47
5. “Yellow” 4:29
6. “Trouble” 4:30
7. “Parachutes” 0:46
8. “High Speed” 4:14
9. “We Never Change” 4:09
10. “Everything’s Not Lost” (hidden song “Life Is for Living” starts at 5:39) 7:15

Parachutes è uscito in Gran Bretagna il 10 Luglio 2000

Curiosità: nonostante le vendite e le ottime critiche nel 2006 Chris Martin ha affermato di non essere affatto contento dell’album “We know that’s terrible music, and we always try to think about what we can do next.”(1)

10 ANNI DI ANTIPOP

27 Nov

Dopo l’omaggio a Dead beas on a cake di David Sylvian in un recente post, eccomi di nuovo a decantare le virtú di un altro splendido album del 1999. Si tratta di Antipop dei grandissimi Primus, ad oggi la loro ultima opera compiuta. Nonostante le voci che circolano freneticamente in rete, Les Claypool e compagni non sembrano avere intenzione di omaggiarci di un nuovo episodio della Leggenda Primus, sicuramente una delle band piú geniali non solo degli anni ’90 ma dell’intera storia del rock.

Il loro Antipop me lo sono sparato in auto proprio questa sera ed ha suonato davvero a meraviglia. Piú ragionato dei precedenti, dischi fatti con lo stomaco e col pancreas come il vecchio “Cheese” o l’allucinante “Pork Soda”, Antipop é un vero e proprio gioello progressivo.  Prendete ad esempio Natural Joe  e Lacquer Head, deliri sulle folli corde del Carl Thompson bass.

Antipop é un’opera fatta di testa, a mio parere il lavoro piú riuscito di Claypool e co. Riconoscibilissime al suo interno alcune citazioni pinkfloydiane… Scaricatelo a questo link: http://is.gd/54SS4

Il vecchio LesNasone se n’é uscito recentemento con un nuovo lavoro solista, Of Fungi And Foe. Per scaricarlo inserite questo link e buona fortuna:  http://is.gd/54SVl

PRIMUS – Antipop
Studio Album, released in 1999

Songs / Tracks Listing

1. Intro (0:17)
2. Electric Uncle Sam (2:56)
3. Natural Joe (4:12)
4. Lacquer Head (3:49)
5. The Antipop (5:33)
6. Eclectic Electric (8:34)
7. Greet the Sacred Cow (5:10)
8. Mama Didn’t Raise No Fool (5:04)
9. Dirty Drowning Man (4:48)
10. Ballad of Bodacious (3:28)
11. Power Mad (3:42)
12. The Final Voyage of the Liquid Sky (5:39)
13. Coattails of a Dead Man (9:57)

Line-up / Musicians

Les Claypool / bass, vocals
James Hetfield / guitar
Larry LaLonde / guitar
Brian “Brain” Mantia / drums
Jim Martin / guitar
Tom Morello / guitar
Martina Topley-Bird / bass

DIECI ANNI DI DEAD BEES ON A CAKE

4 Nov

dead bees on a cake

L’ascoltavo stamattina in auto e ho pensato di rendergli omaggio. È passato un decennio all’uscita di questo album e mi sembra giusto celebrarlo. Non mi piace fare critiche ma gli ultimi lavori di David Sylvian non mi hanno proprio convinto (è uscito poco tempo fa Manafon, sulla scia del precedente Blemish ma forse ancora più minimalista).

A chi ancora non conosce questo Dead Bees on a Cake, consiglio vivamente di perdersi nelle litanie del cantautore inglese; la splendida e dilatata I Surrender, le melodie calde di Midnight Sun, gli odori etnici di Krishna Blue e poi la meravigliosa Wanderlust. Un disco intramontabile!

Direct links all’album:
http://rapidshare.com/files/142171784/1999_-_Dead_Bees_on_a_Cake.part1.rar
http://rapidshare.com/files/142171785/1999_-_Dead_Bees_on_a_Cake.part2.rar

Tracks Listing

1. I Surrender (9:24)
2. Dobro #1 (1:30)
3. Midnight Sun (4:00)
4. Thalheim (6:07)
5. Godman (4:02)
6. Alphabet Angel (2:06)
7. Krishna Blue (8:08)
8. The Shining of Things (3:09)
9. Cafe Europa (6:58)
10. Pollen Path (3:25)
11. All of My Mother’s Names (6:11)
12. Wanderlust (6:43)
13. Praise (4:02)
14. Darkest Dreaming (4:01)

Total Time: 69:46

Line-up / Musicians

– David Sylvian / vocals, guitars, bass, keyboards, sample,
drum programing, percussion programming
– Ryuichi Sakamoto / Rhodes, sampled bansuri, guitar loop, insects
– Tommy Barbarella / Rhodes
– Marc Ribot / guitar, acoustic guitar, slide guitar
– Bill Frisell / acoustic guitar, dobro
– Lawrence Feldman / flute
– Kenny Wheeler / flugelhorn
– John Giblin / bass
– Chris Minh Doky / double bass
– Ged Lynch / drums
– Scooter Warner / drums
– Steve Jansen / percussion, cymbals
– Talvin Singh / tabla, percussion
– Deepak Ram / bansuri
– Steve Tibbetts / gong
– Ingrid Chavez / vocal
– Shree Maa / vocal

Studio Album, released in 1999