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CHIUDERE L’ANNO CON A CHANGE OF SEASON

31 Dic

Sto ascoltando questo pezzo mentre le ultime ore del 2010 scorrono via. Credo si una canzone molto adatta alla situazione, la lunga suite dei Dream Theater che ci racconta il tempo del cambiamento… Si tratta forse del momento compositivo più alto della band nei suoi oltre vent’anni di carriera.  E proprio i Dream Theater stanno affrontando, adesso più che mai, un grande cambiamento. Tutti sono curiosi di sapere chi prenderà il posto di Mike Portnoy, batterista fondatore del gruppo, e che direzione prenderà la nuova line-up.

Tutto cambia… mentre le stagioni si susseguono una ad una…

Buon Anno!

THE RIVER OF CONSTANT CHANGE

10 Nov

Avevo sette anni quando ascoltai per la prima volta Firth of Fifth dei Genesis. Credo che quella canzone abbia condizionato pesantemente i miei gusti musicali, e sono sicuro di non essere stato il solo. Otto anni dopo ricercai quel pezzo, e non fu difficile trovarlo perchè ricordavo benissimo la copertina dell’album che mio fratello usava ascoltare quando ero solo un bambino. Il vinile era andato perduto, forse durante un trasloco, e l’era del CD era appena arrivata, così usai i miei risparmi per cercare di fare capo a quella melodia che mi era rimasta così innocentemente nel cuore, cercando di ritrovare la scala dell’assolo di Hackett. A quindici anni riascoltai Selling England by the Pound e mi innamorai dei Genesis.

Una favola forse già sentita. Chi non ha avuto infatti un fratello o dei genitori attraverso i quali ha potuto conoscere i grandi gruppi degli anni ’70. Potrei raccontare la stessa storia per Smoke on the Water dei Deep Purple e Aqualung dei Jethro Tull (in versione live dall’album Second Out). La riflessione mi preme però farla sul “fiume in constante cambiamento”, frase finale del testo di Firth of Fifth, perchè nel frattempo molte cose sono cambiate insieme al “fiume”.

Stando ai ricordi di Peter Gabriel (dalla biografia di Chris Welsh del 1998), il glorioso Selling England by the Pound fu quasi un episodio in sordina, nato sull’onda creativa del periodo Foxtrot. Nonostante il successo che ottenne, Gabriel non sembra conservare dei ricordi particolari del periodo in cui realizzarono il loro quinto album, quello che li consacrò nel tempio del rock progressivo.

In effetti Firth of Fifth fu concepita da Tony Banks già dai tempi della scuola, con un’introduzione di pianoforte molto intricata. Solo nel 1973 venne aggiunto il testo di Gabriel, ed il lungo ed emozionante assolo di chitarra di Hackett. Insomma, non si può parlare propriamente di miracolo creativo, di intesa perfetta, di allineamento cosmico… Si tratta semplicemente di un’idea partita da lontano e poi evolutasi nel più felice dei modi.

Se poi si ascoltano le parole di una delle ultime interviste di Phil Collins sui vecchi Genesis, si rischia di perdere tutta la poesia. Secondo il pelato-talentato batterista-cantante-golfista londinese, a tutti i membri dei Genesis piaceva il soul, ma erano costretti a suonare progressive perchè quella era la moda di allora. Parole forti, che rischiano di incrinare un’epoca. Per quanto mi riguarda, fa bene ad andarsene a giocare a golf, visto che gli manca così tanto!

Eppure a risentirla per l’ennesima volta, a distanza di trent’anni dal primo impatto, riesce ancora ad emozionarmi. L’ascolto insieme ai miei figli, augurandomi che un giorno questa melodia possa far nascere in loro un po’ di curiosità. Mi piace immaginarmeli a sgattaiolare al piano di sopra, dove tengo la collezione di CD (oggetti già obsoleti), e a cercare con avidità tra le vecchie collezioni di prog.

“Eccolo, è questo… l’album con la copertina gialla e l’uomo che dorme sulla panchina…”
“Si, ma adesso con che cosa lo ascoltiamo?”
“Forse in cantina c’è ancora quel vecchio lettore cd di papà…”

Il fiume in costante cambiamento.

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RADIO WILLO 1

27 Lug

Riparte il blog con una nuova stazione radio on-line. Il motore di ricerca per tracce musicali Songza ha lanciato la versione beta di un pratico social network per creare la propria radio attingendo a una library di oltre 7 milioni di titoli. Con pochi click ho già aggiunto un centinaio di brani alla mia stazione e lentamente cercherò di aggiornarla sempre seguendo i miei gusti. Radio Willo 1 sarà molto progressiva, ma darò spazio anche a cosine più leggere o agli episodi metal più raffinati. Seguirà Radio Willo 2, anche se non so ancora cosa ci butterò dentro… perchè non si riesce mai a stare fermi.

Buon ascolto a tutti!

FOTO SOPRA: La colazione dei campioni. Birretta delle dieci del mattino sulle alpi svizzere…

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THE PATROLMAN: Gran Finale

22 Apr

Si conclude oggi con questi due ultimi capitoli l’epopea di Joe Roberts, una storia mozzafiato di Massimo Mangani. Il racconto è ispirato al famoso pezzo di Bruce Springsteen “Highway Patrolman”. L’autore, chiedendosi che fine avesse fatto il Franky della canzone, ha incominciato a buttar giù questa sorta di “pulp on the road” che da Rock City, città immaginaria che ricorda Los Angeles, ci ha condotti fino al Canada.

I miei più sentiti complimenti a Massimo che ci ha reso partecipi di questa bellissima avventura. Leggetela dall’inizio sfogliando tutti gli interventi a questo link. Per chi invece ci ha seguito fino ad oggi, ecco qui sotto i capitoli conclusivi del racconto. Buona lettura e buon ascolto! (più avanti troverete anche la versione di Johnny Cash).

CAPITOLO 18

Non riesco a credere alle mie orecchie, lo hanno chiamato “capo”… Franky… non è possibile, qualcosa non quadra, devo assolutamente parlare con lui, dentro di me sento strane vibrazioni… probabilmente prima che mi asportassero il tumore sarebbe stato il preambolo dell’apparizione dei miei piccoli amici… devo raggiungere mio fratello, non riesco a costruire la storia… deve spiegare… ha moooolto da spiegare.
Sento la porta che si apre, passi che scendono le scale, sono almeno due uomini. Da dietro il pancale dove sto nascosto riesco a intravedere gli ultimi gradini, Individui armati appaiono, sono almeno tre, si guardano in giro con circospezione. Stringo l’AK 47 pronto a fare fuoco, non ne lascerò vivo nemmeno uno, devo liberare il campo e salire quella maledetta scala. I tre si separano, uno viene verso di me, gli altri due spariscono nella semi oscurità… Continua a leggere

THE PATROLMAN: Capitolo 13

15 Apr

Clikka sulla copertina per ascoltare la canzone

THE PATROLMAN: Cap. 13

Nel silenzio della mattina Maria mi fa accomodare sul divano in soggiorno, sto tremando, non voglio pensare a quali siano le cattive notizie su Franky… mi faccio coraggio -“Non vorrai mica dirmi che Franky è…”
-“No Joe, l’ho sentito ieri sera, ancora non è morto… spero… ma… credo si trovi in un brutto guaio…”
-“Che diavolo gli è successo?”
-“Dopo che è fuggito da Perrineville si è messo con della brutta gente, una banda di trafficanti di Vancouver, droga, armi… forse prostituzione… sai com’è, ogni tanto ci sentiamo, è lui che chiama… ieri sera si è fatto vivo, aveva la voce strana… era spaventato Joe, impaurito da morire… mi ha detto che se gli fosse capitato qualcosa avrei dovuto in tutti i modi avvertirti… ho cercato di capire cosa gli stesse succedendo, poi ho sentito una specie di colpo secco… ha urlato… qualcuno gli ha strappato il telefono di mano… ho sentito delle voci, gli urlavano che gliel’avrebbero fatta pagare, gli davano del bastardo… l’ultima cosa che ho sentito è stata la sua voce straziata… chiedeva aiuto!” Continua a leggere

STARSAILOR – All the Plans (2009)

8 Feb

Su di loro potrei anche non dire niente e fare semplicemente scorrere il pezzo, “Hurts too much” in versione acustica. Sono a mio avviso la band più emozionante degli anni 2000. Love is Here, il loro primo album, è un vero masterpiece del rock. Ci discostiamo dal progressive, ma quando è l’emozione a parlare i generi non contano.

Il loro ultimo album, nel quale compare la canzone qui sopra, si intitola All the Plans e forse lo potete trovare qui.

AL THE PLANS – Starsailor

1.     “Tell Me It’s Not Over”
2.     “Boy in Waiting”
3.     “The Thames”
4.     “All the Plans”
5.     “Neon Sky”
6.     “You Never Get What You Deserve”
7.     “Hurts Too Much”
8.     “Stars and Stripes”
9.     “Change My Mind”
10.     “Listen Up”
11.     “Safe at Home”

LE 20 SUITE DI ROCK PROGRESSIVO ASSOLUTAMENTE DA ASCOLTARE

13 Gen

Come tutti i progger ho sempre avuto una predilezione per quelle composizioni dilatate che nel genere vengono chiamate “Suite”. Alcune di queste canzoni sono dei veri e propri viaggi che vorresti non terminassero mai. Dato che non esiste un paradigma preciso che definisca questo tipo di canzoni (la lunghezza? ma quanto? la divisione in movimenti? e i concept sono anche quelli delle suite?) ho provato semplicemente ad indicare le venti esperienze musicali che amo di piu’ e che ritengo appartenere a questa definizione. Se ne ho lasciate qualcuna fuori non me ne dolete, potrebbero riapparire nel prossimo articolo dedicato ai concept. Inoltre ho evitato di riportare piu’ di un pezzo per band (altrimenti gli Yes avrebbero preso troppi posti!).

GENESIS – Supper’s Ready

YES – Close to the Edge

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LA CANZONE DEL CERVO

16 Dic

Un nuovo personale omaggio al grande Branduardi.

LA CANZONE DEL CERVO
di GM Willo

La notte è un grande mistero, almeno per i bambini.
La notte fa paura, perché sei costretto a chiudere gli occhi e a tuffarti nelle tenebre liquide, dentro un oblio che non riesci a capire. Sotto le coperte guardi il soffitto, nella penombra della tua camera da letto, rischiarata appena dalla lampadina a 40 volt dell’ingresso, quella che la mamma ti lascia sempre accesa. Eppure al mattino è spenta, il che significa che il tuffo nel buio accade inevitabilmente ogni notte, complici i tuoi genitori….
La notte arriva con le ombre, ma non sono le ombre a farti paura. Anzi, spesso sono loro che ti danno coraggio, o al massimo ti fanno compagnia. La paura è al di là del drappo, quello che lentamente ti cala sopra gli occhi, come un sudario, un lenzuolo da morto. “Non riuscirò a svegliarmi, non questa volta…” ripete una vocina nella tua testa. E allora chiami la mamma, o meglio il babbo, perché lui del buio ci capisce più di lei. Le donne sono entità di luce mentre gli uomini c’hanno un sacco di tenebra dentro. Non è tutta cattiva, però se ti ci immergi a tentoni ci puoi trovare le ragnatele e gli scheletri…
Nella penombra della tua cameretta si affaccia il profilo aguzzo del babbo, col suo strano dopobarba che non va via neanche dopo un’intera giornata di lavoro e di smog. Lui conosce delle canzoni diverse, non quelle dolci della mamma, facili e leggere. Lui ti può parlare del cervo, della pulce d’acqua o anche della morte… Son canzoni per esorcizzare le tenebre. Ti aiutano a chiudere gli occhi e a non sentire più niente. Lasciarsi andare diventa un riflesso, il salto nel vuoto è il volo leggiadro di un corvo sulla collina…
La voce del babbo è graffiante, forse per via delle sigarette. A volte sbaglia l’intonazione ma son stonature che stanno bene con la melodia. A differenza della mamma non sbaglia mai il testo. Ogni parola al posto giusto, anche se le note a volte cambiano, le pause si dilatano, il volume si assottiglia e le ombre si fanno più vicine. Anche loro vogliono ascoltare….
La storia non è mai facile e perciò devi scegliere se seguire le parole o la melodia. A volte la canzone fa paura e allora è meglio rimanere attaccati alla musica, inciampando di tanto in tanto in una stecca, rilassando lentamente le palpebre. L’abisso diventa un cuscino di sogni.
“Babbo, ho paura che se chiuderò gli occhi non riuscirò mai più a riaprirli…” ti viene da dire, ma non ne hai il coraggio perché qualcosa ti sussurra che se metti questo pensiero in parole allora tutto diventa più reale. Non è più la sciocca fantasia di un bambino a parlare. Le parole dette ad alta voce hanno uno strano potere, possono trasformarsi in realtà, e la realtà è una gran brutta storia…
Il cervo ha ormai donato il suo corpo al cacciatore. Prima le corna, poi il pelo e infine il fegato. Adesso il babbo ti rimboccherà le coperte, ti bacerà sulla fronte e ti dirà di dormire, come un rituale magico scacciaspettri. Le tenebre sono sempre là che ti aspettano, ma fanno un po’ meno paura, perché sai che sono amiche del babbo. Non ti faranno del male…
“Buonanotte amore!”
“Buonanotte…”

TOMMY

9 Dic

Un racconto-omaggio dedicato ad una pietra miliare del rock.

“Tommy, riesci a sentirmi?”
Non avevo mai visto la luce fino a quel momento. La luce fa male. È come un taglio sulla fronte, come se qualcuno dilatasse i lembi di una ferita strappandoti la pelle di dosso. Ma subito il dolore si acquieta, e ti ritrovi a galleggiare in un bagno incolore, perché anche se c’è chi dice che la luce è bianca, per me i colori non significano niente. Non so cosa siano. Non l’ho mai saputo.
“Tommy, riesci a sentirmi?”
Non avevo mai udito un suono fino a quel giorno. La stanza era quieta, i dottori bisbigliavano appena. Riuscivo a sentire soltanto il rumore degli strumenti metallici e il bip del monitor. Eppure era come se un trapano mi perforasse il timpano. La cadenza ossessionante di quel suono torna ancora a disturbarmi nei miei incubi al di fuori della Macchina…
“Tommy, riesci a sentirmi?”
Non sapevo parlare. Non potevo parlare… Eppure quella figura accecante fatta di luce continuava a chiamarmi, a chiedermi disperatamente se riuscivo a sentirla. La sua voce non era come quella dei dottori più sotto o dei loro strumenti. Quella non faceva male, perché non era una voce fatta di suono. Forse era fatta di luce, chissà…
“Si, ti sento…”
Era la prima volta che parlavo. Non conoscevo le parole perché non le avevo mai sentite, e poi anche se le avessi sapute le mie corde morte non sarebbero state capaci di sputarle fuori. Forse risposi attraverso la luce, alla stessa maniera del mio interlocutore…
“Devi tornare indietro.”
“Indietro?”
“Si, laggiù…”
La figura indicò la stanza dei dottori, il lettino in cui un corpo apparentemente privo di vita giaceva con dei tubi che gli fuoriuscivano dalla bocca e dal naso. Ero io? Non mi ero mai visto allo specchio perciò non potevo dirlo con sicurezza, eppure ero sicuro che fossi io…
“Perché?”
Già, perché sarei dovuto rientrare in quell’involucro di carne privo di orifizi funzionanti? Cieco, sordo e muto dalla nascita, il corpo più difettoso che un dio perverso potesse concepire. Trentadue anni rinchiuso in quel guscio di pelle, isolato da tutto e da tutti. Adesso che riuscivo a sentire e a vedere, anche se in maniera diversa, perché avrei dovuto ritornare nell’oscurità e nell’oblio di quel corpo?
“Non è ancora arrivato il momento, Tommy. Devi tornare…”
Tornare nel nulla. Che voleva dire che non era il momento? Quale destino idiota fa nascere una persona cieca, sorda e muta, la fa sopravvivere per trentadue anni e poi le concede un rapido sguardo all’aldilà, alla bellezza, alla luce, al suono, per poi privarla nuovamente di tutto e per chissà quanto tempo ancora?
“Tommy, riesci a sentirmi?”
“No, non riesco a sentirti…”
Non potevo seguire la figura di luce e non volevo tornare dentro quella macchina difettosa che era stata il mio corpo. Ma vi era una terza via. C’è sempre una terza via… Impulsi afoni, onde magnetiche e sistemi binari. Seguii quella strada, un tunnel di simboli e forme, stringhe di luci soffuse e suoni grevi, fino ad arrivare a quello che solo in un secondo momento riuscii a definire; il Trasformatore…
“Tommy, riesci a sentirmi?”
“Si, ti sento.”
“Sei pronto?”
”Sono pronto.”
Negli abissi neurali di un cervello morto, il codice della coscienza diventa una manciata di qubit lanciati nell’etere. Il Trasformatore può immetterli in circolo nella Macchina, la grande Macchina, la nostra Macchina.
Adesso come vedete posso parlarvi e posso sentirvi, e se accendete la webcam posso anche vedervi. Non abbiate paura, sono un tipo a posto, io.
Mi chiamo Tommy, piacere di conoscervi…

GM Willo

PARTITA COL DIAVOLO

11 Set

Il diavolo mi venne incontro quella sera e mi offrì un po’ di fica. Potevo forse dirgli di no?
Non siate moralisti adesso… lo so che volete fare i maestrini, ma non vi crederò mai. Il diavolo mi mostrò la potta e io gli calai il lesso. “Scopri le carte, vecchia serpe…” e lui le scoprì. Non se lo fece chiedere due volte. Due russe che erano uno sballo.
Bene ragazzo, hai le carte giuste per giocare, mi disse…
Ma il ballo era solo all’inizio, e l´alcol scorreva tranquillo tra le pupille, un grammofono mi cantava un blues lontano, mentre loro iniziavano a contorcersi. Io rimasi lì, col bicchiere in mano. Il diavolo mi disse di sbottonarmi, ma io rimasi quieto. “La notte é giovane” dissi. E mi accesi una Diana.
Il diavolo sembrò schifato e gettò sul tavolo tre mazzi di banconote. Poi lasciò la sala, e le bambine c´avevano ancora addosso i reggiseni…
Col diavolo per saperci fare devi essere proprio stronzo!

Ascoltando Bargain degli Who

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