SWEET DREAMS

15 Mag


Sweet Dreams era il club, esclusivo e privato, della Dream Records.
Lì si stipulavano accordi, si firmavano contratti milionari, bevendo bourbon, fumando sigari, giocando a poker, a biliardo.
La dependance ospitava altro: era il regno indiscusso di Lady Heather.
Strizzata nel bustier di pelle nera, stivali a mezza coscia, una croce appesa allo strangolino, il frustino da dressage nella mano inguantata.
Centinaia di dollari per un’ora di dolce dominazione, migliaia per una notte, al ritmo di “Play the Game”, di “Devil’s Answer”.
Una figlia, illegittima come lei, in un collegio svizzero.
Suo padre era il proprietario della Music Dome.

101 Parole per Rock City

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