THE PATROLMAN: Capitolo 14

16 Apr

Il risveglio è stato estremamente agitato, quattro mani possenti mi hanno tenuto inchiodato al letto, ho percepito voci ostili che mi imponevano di stare fermo e zitto… un tubicino di gomma trasparente usciva dal mio braccio destro, sentivo la gola completamente indolenzita, un fortissimo senso di nausea mi attanagliava lo stomaco… ho pensato ad una sorta di esecuzione con iniezione letale… maledetti… perché ho meritato tutto questo?
Volti sconosciuti tutti intorno, parole, sguardi cattivi; il sangue mi si è gelato nelle vene quando ho intravisto una sagoma familiare… non è possibile… Maria! Mi ci è voluto tanto, troppo tempo prima di realizzare, prima di aver raggiunto la consapevolezza di ciò che mi è accaduto… di ciò che mi sta accadendo dal giorno in cui le ombre si sono manifestate… forse da prima!
Mi trovo in un letto del “Saint John Memorial Hospital” di Chicago, Illinois, dove sono arrivato in elicottero, accompagnato da Maria, dopo 5 giorni di ricovero all’ospedale di Perrineville senza aver mai ripreso conoscenza! I medici mi hanno aperto il cranio e mi ci hanno scavato dentro per ore, svelando una volta per tutte la natura dei miei piccoli amici e del loro dannatissimo piano: un tumore al cervello grande quanto una noce… non c’è più niente da fare! Con il passare delle ore mi sono tranquillizzato, mi sono anche rassegnato all’idea di dover morire… la cosa mi sarebbe indifferente se non fosse per Maria e i ragazzi… maledetto il giorno che ho deciso di tornare a casa!
Il Primario mi ha visitato, ha parlato di pochi mesi di vita, le metastasi hanno raggiunto i polmoni, dovrò prepararmi ad affrontare una lunga agonia, anche se con la morfina il dolore sarà pressoché assente. Ho accennato qualcosa riguardo alle visioni premonitrici… non ho potuto raccontare tutto… -“Il nostro cervello talvolta è un mistero, forse ha recuperato informazioni presenti nel subcosciente…”
-“Ed ha agito di conseguenza” avrei voluto aggiungere, ma ho taciuto!
Maria va e viene dal mio capezzale, cerca di non piangere davanti a me, ha gli occhi perennemente arrossati, i ragazzi non sanno ancora nulla, non sa come dirglielo.
Alterno momenti di lucidità a momenti di incoscienza, qualcosa mi dice che ancora la mia missione non è finita, il piano non è ancora interamente realizzato… prima della mia morte ho ancora qualcosa da fare: devo ritrovare Franky… Sarà l’ultima cosa che farò, riportare a casa il fratello perduto quella notte di tanti anni fa, forse fuggito, forse lasciato andare in un attimo di debolezza. Solo allora il cerchio si chiuderà, la famiglia sarà definitivamente riunita ed io potrò andarmene serenamente… ecco, forse il piano è questo… il mostro dentro di me ha lavorato affinché tornassi a Perrineville, ben allenato per affrontare la banda di trafficanti che tiene in ostaggio Franky.
Sogno di nuovo le ombre: -Non preoccuparti Joe… tuo fratello è ancora vivo…”
-“Se ti sbrighi ce la fai Joe…”
-“Ricorda, se non segui il piano qualcosa di molto brutto potrebbe accadergli!”
Rivedo la scena della madre e del neonato a Mexico City… mi sveglio di soprassalto, suono il campanello e dopo pochi secondi arriva l’infermiera… chiedo la morfina… mi addormento come un bambino… ancora qualche giorno… appena mi tolgono i punti… ho bisogno di un AK47… andrò a Saskatoon!

The Patrolman torna la prossima settimana

Massimo Mangani – Altri capitoli

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