THE PATROLMAN: Capitolo 12

14 Apr

Sempre più avvincente, sempre più emozionante, sempre più violento… Continua l’epopea di Joe Roberts e dei suoi “amici-ombra”, un racconto di Massimo Mangani per Rivoluzione Creativa.

Guido come un razzo sulla 276, è notte fonda, al bivio svolto sulla 195… nei pressi di Allentown lascio la Interstate e prendo la statale verso Perrineville. Praticamente senza soste ho percorso tutti gli Stati Uniti da Sud a Nord, una sorta di Kerouac anche se meno fighetto e soprattutto meno tossico.
Durante il viaggio ho ingurgitato soltanto qualche compressa di Excedrina e qualche sorso di burbon, la radio mi ha fatto compagnia. Progressivamente il deserto ha fatto posto ad ampie foreste lussureggianti, poi a montagne innevate ed ora i dolci prati del New Jersey scorrono nell’oscurità. Il cuore mi batte fortissimo, non so ancora bene cosa sto andando a fare, né se ho intenzione di vedere Maria e i ragazzi… qualcosa mi dice che sto correndo inesorabilmente verso il baratro… i miei amici non si sono più fatti vivi, nessuna ulteriore spiegazione. Dentro di me ripeto che se dovessi dare la caccia a Franky, sarà soltanto per assicurarlo alla giustizia, non gli torcerei mai un capello! In caso la richiesta fosse diversa troverò il modo di oppormi… come se lo troverò!
I fari della Chevy illuminano l’asfalto, dalla radio la voce del vecchio Elvis mi tiene compagnia… Dio quanto mi manca Elvis… lui e la sua dannata cocaina! Cerco di non pensare a cosa direi se dovessi vedere Maria, dentro di me so che sarà praticamente impossibile evitarla, Perrineville è troppo piccola, già dal mio arrivo tutti sapranno che il sergente Roberts è tornato! Dannata provincia americana!!!
La voglia di girare la coda della macchina ed andarmene è molto forte, potrei rifugiarmi sulle Montagne Rocciose, Aspen o qualche merda del genere, oppure cacciarmi fra le nebbie di San Francisco e confondermi con i figli dei fiori. Non sarebbe male finire i miei giorni fatto di acidi come un cocomero, cantando maledette canzoni hippie e scopando liberamente nei campus di Berkley o Oakland! Giocando bene le mie carte potrei diventare il manager di qualche gruppo musicale giù a Sausalito… ma le ombre mi troverebbero… la minaccia ricevuta a Mexico City è troppo seria… non potrei mai perdonarmelo se accadesse davvero qualcosa a Maria, ai ragazzi o… a Franky!
Finalmente comincia ad albeggiare, percorro la Perrineville road e sento l’inconfondibile odore dell’aria di casa: il buco di culo del mondo dove sono cresciuto, dove ho scopato la prima volta… Dopo tutto il casino combinato da mio fratello non ci avevo più rimesso piede, l’umidità nell’aria entra nelle narici… ha quell’inconfondibile essenza di erba bagnata… a Rock City non l’ho mai sentita.
Mi fermo al bar del vecchio Taylor, devo assolutamente fare colazione se non voglio svenire di botto… sono praticamente due giorni che non tocco cibo! Taylor è dietro al bancone, sta asciugando un bicchiere… appena metto piede nel locale si volta, spalanca gli occhi, apre la bocca come per dire qualcosa, il bicchiere gli cade di mano, va in frantumi!
-“Cavolo Joe, non ti aspettavamo più… che diavolo…?”
-“Non chiedermi perché sono tornato… la risposta potrebbe non piacerti…”
Faccio colazione con del caffé nero e della torta fatta in casa, i cibi sintetici della Clifornia non sono ancora arrivati quassù…. posso assaporare la fragranza delle cose genuine… cazzo! Il vecchio Taylor mi guarda, fuori l’oscurità sta svanendo, qualche pick-up coi fari accesi inizia a passare per la strada. Finisco di mangiare, pago il conto… Taylor continua a guardarmi con aria grave… -:”Che c’è?”
-“Và da Maria, Joe!”
La casa è rimasta tale e quale, il patio bianco con le colonne scure che si affacciano sulla strada, le persiane verdi all’italiana, il tetto grigio… al piano superiore la luce della camera da letto di Maria è accesa… i ragazzi dormono. Il canto degli uccelli mattutini mi riporta alle levatacce fatte da bambino, quando d’estate andavo a fare passeggiate con i miei amici; mi pare di sentire la dolce brezza estiva accarezzarmi le gambe lasciate nude dai calzoncini corti… Parcheggio la Chevy, attraverso la strada con il cuore in gola, entro sotto la veranda, aspetto un interminabile minuto, vorrei scappare… Aspen… San Francisco… Busso…
Sento un passo delicato scendere le scale, il chiavistello si apre… Maria è ancora bellissima, ha gli occhi rossi, sta piangendo da un po’ di tempo, evidentemente non sono io la causa… restiamo a guardarci in silenzio… mi butta le braccia al collo…
-“Joe… Joe… sei tornato…”
-“Scusa Maria… scusa…!”
-“Oh Joe sei arrivato appena in tempo…”
-“…In tempo per cosa…”
-“…si tratta di Franky… è terribile Joe…”
Il sangue mi si gela nella vene
-“Franky cosa…Maria?”
-“Entra Joe… siediti…”

Massimo Mangani – Leggi tutti i capitoli

Foto di Steve Snodgrass: http://www.flickr.com/photos/stevensnodgrass/

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