THE PATROLMAN: Capitolo 1

30 Mar

The Patrolman è una storia a capitoli scritta da Massimo Mangani per Rivoluzione Creativa ed ispirata alla saga di Rock City, città immaginaria che può ricordare Los Angeles nella quale si muovono tutta una serie di personaggi legati alla musica. Quella di Massimo è una visione molto pulp della città, che si distacca da quel mood onirico dei miei racconti ma che nello stesso tempo li completa. Nei prossimi giorni le avventure di Joe Roberts compariranno regolarmente sulle pagine di The colony of Slippermen, I Silenti e Novocaina Magazine, The Patrolman è una storia cruda, cattiva ed ignorante. Guarda anche il trailer clikkando qui.

GM Willo

Il mio nome è Joe Roberts, lavoro per lo Stato.
Facevo il Sergente della stradale giù a Perrineville, New Jersey, prima di trasferirmi qui a Rock City, dove fare il poliziotto è moooooolto più pericoloso. D’altronde dopo che mio fratello Franky ha combinato quel maledetto casino nel ristorante di Jack, soprattutto dopo che la famiglia del ragazzo accoppato mi ha accusato di averlo lasciato fuggire in Canada, l’unica cosa che ho potuto fare è stata trasferirmi il più lontano possibile, piantare Maria e i ragazzi e ricostruirmi una vita. Tutto d’un colpo, zac! Finiti i bei tempi quando io e Franky ballavamo con Maria sulle note di “Night of the Johnstown Flood”. Il fatto è che una volta tornato dal Vietnam Franky non è stato più lo stesso, ha preso a bere e compagnia bella ed in poco tempo è diventato un cattivo soggetto. La sera che ha ucciso il ragazzo purtroppo ero di servizio e proprio io ho preso la chiamata; sapevo che era uscito di casa già ubriaco ma non pensavo davvero che potesse arrivare a fare una cosa del genere. Tutto quel sangue, la ragazzina che piangeva disperata…
In fondo l’ho cercato,certo, l’ho inseguito fino nel Michigan ma quando ho visto le luci rosse della sua Buick dirigersi verso il Canada, non so perché mi è venuto l’istinto di frenare, ho pensato: “al diavolo che se ne vada via per sempre!”
Adesso eccomi qui, una divisa della CHP nuova fiammante, su e giù per le autostrade a dare la caccia alla feccia della società. A Perrineville il massimo che poteva capitare era un litigio fra vicini di casa, un paio di furti l’anno e qualche ragazzino ubriaco ma qui a Rock City la musica è cambiata: da quando mi sono trasferito cinque mesi fa sono già stato coinvolto in una decina di sparatorie… per fortuna, per ora, i cattivi hanno sempre avuto la peggio… sarà perché uso proiettili da cinghiale!
Psicologicamente è davvero dura, nonostante i 300 giorni di sole l’anno l’aria è terribilmente pesante e le gang che si spartiscono il mercato della droga se ne fottono del bel tempo! Nel Southside se hai una divisa addosso sei un bersaglio, anche molto ben visibile, quindi devi sempre essere pronto a sparare per primo! Reggere non è facile, l’unica cosa che mi sostiene è una buona dose quotidiana di amfetamine che mi aiutano a tirare avanti senza farmi prendere dalla paura, evitando che le mie gambe mi riportino dritto in quel buco nel New Jersey.
Effettivamente mi mancano molte cose del vecchio Jersey, a cominciare dalle gambe di Catherine Lefevre, la sventola dell’autolavaggio che mi strusciava addosso le poppe, attratta probabilmente dalla mia uniforme. Poveretta, anche lei due bambini da crescere da sola e un lavoro di merda, tutto il giorno a lustrare Mercedes e VW che non potrà mai permettersi!  Mi mancano anche le fredde serate invernali, quelle quando il vento gelido del Nord paralizza i tuoi movimenti e tutto quello che sogni è startene rintanato in casa, vicino al caminetto a leggere un buon libro sorseggiando il tuo burbon preferito.
Qua a R.C. non fa mai freddo, nemmeno a dicembre… il Natale è davvero ridicolo, sembra una presa per il culo: abeti illuminati e addobbati sotto il sole splendente… al massimo un pò di neve finta.
Ad ogni modo, anche Maria e i ragazzi mi mancano maledettamente ma lei ha preferito rimanere accanto ai suoi vecchi piuttosto che seguirmi in questa “dirty town” zeppa di angeli neri… sotto sotto, sono sicuro, spera sempre che Franky si rifaccia vivo… d’altra parte era lui che avrebbe dovuto sposare… non fosse partito per ammazzare un pò di musi gialli laggiù in Vietnam! In fondo non tutti siamo nati per correre, o meglio non tutti siamo così fortunati da giungere all’arrivo, magari ci schiantiamo su qualche muro messo lì apposta da qualche bastardo, non importa se di nome Lyndon o Richard!
Beh, ora è molto tardi, un altro goccio del vecchio Jack e domattina di nuovo per la strada ma prima… una chiacchieratina con i miei piccoli amici… mi vengono a trovare tutte le notti ed io ne sono moooooolto felice… (continua domani)

Massimo Mangani – Altri Lavori

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Una Risposta to “THE PATROLMAN: Capitolo 1”

  1. Morgendurf marzo 30, 2010 a 8:14 pm #

    … é bellissimo vederlo qui… 🙂

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