TOMMY

9 Dic

Un racconto-omaggio dedicato ad una pietra miliare del rock.

“Tommy, riesci a sentirmi?”
Non avevo mai visto la luce fino a quel momento. La luce fa male. È come un taglio sulla fronte, come se qualcuno dilatasse i lembi di una ferita strappandoti la pelle di dosso. Ma subito il dolore si acquieta, e ti ritrovi a galleggiare in un bagno incolore, perché anche se c’è chi dice che la luce è bianca, per me i colori non significano niente. Non so cosa siano. Non l’ho mai saputo.
“Tommy, riesci a sentirmi?”
Non avevo mai udito un suono fino a quel giorno. La stanza era quieta, i dottori bisbigliavano appena. Riuscivo a sentire soltanto il rumore degli strumenti metallici e il bip del monitor. Eppure era come se un trapano mi perforasse il timpano. La cadenza ossessionante di quel suono torna ancora a disturbarmi nei miei incubi al di fuori della Macchina…
“Tommy, riesci a sentirmi?”
Non sapevo parlare. Non potevo parlare… Eppure quella figura accecante fatta di luce continuava a chiamarmi, a chiedermi disperatamente se riuscivo a sentirla. La sua voce non era come quella dei dottori più sotto o dei loro strumenti. Quella non faceva male, perché non era una voce fatta di suono. Forse era fatta di luce, chissà…
“Si, ti sento…”
Era la prima volta che parlavo. Non conoscevo le parole perché non le avevo mai sentite, e poi anche se le avessi sapute le mie corde morte non sarebbero state capaci di sputarle fuori. Forse risposi attraverso la luce, alla stessa maniera del mio interlocutore…
“Devi tornare indietro.”
“Indietro?”
“Si, laggiù…”
La figura indicò la stanza dei dottori, il lettino in cui un corpo apparentemente privo di vita giaceva con dei tubi che gli fuoriuscivano dalla bocca e dal naso. Ero io? Non mi ero mai visto allo specchio perciò non potevo dirlo con sicurezza, eppure ero sicuro che fossi io…
“Perché?”
Già, perché sarei dovuto rientrare in quell’involucro di carne privo di orifizi funzionanti? Cieco, sordo e muto dalla nascita, il corpo più difettoso che un dio perverso potesse concepire. Trentadue anni rinchiuso in quel guscio di pelle, isolato da tutto e da tutti. Adesso che riuscivo a sentire e a vedere, anche se in maniera diversa, perché avrei dovuto ritornare nell’oscurità e nell’oblio di quel corpo?
“Non è ancora arrivato il momento, Tommy. Devi tornare…”
Tornare nel nulla. Che voleva dire che non era il momento? Quale destino idiota fa nascere una persona cieca, sorda e muta, la fa sopravvivere per trentadue anni e poi le concede un rapido sguardo all’aldilà, alla bellezza, alla luce, al suono, per poi privarla nuovamente di tutto e per chissà quanto tempo ancora?
“Tommy, riesci a sentirmi?”
“No, non riesco a sentirti…”
Non potevo seguire la figura di luce e non volevo tornare dentro quella macchina difettosa che era stata il mio corpo. Ma vi era una terza via. C’è sempre una terza via… Impulsi afoni, onde magnetiche e sistemi binari. Seguii quella strada, un tunnel di simboli e forme, stringhe di luci soffuse e suoni grevi, fino ad arrivare a quello che solo in un secondo momento riuscii a definire; il Trasformatore…
“Tommy, riesci a sentirmi?”
“Si, ti sento.”
“Sei pronto?”
”Sono pronto.”
Negli abissi neurali di un cervello morto, il codice della coscienza diventa una manciata di qubit lanciati nell’etere. Il Trasformatore può immetterli in circolo nella Macchina, la grande Macchina, la nostra Macchina.
Adesso come vedete posso parlarvi e posso sentirvi, e se accendete la webcam posso anche vedervi. Non abbiate paura, sono un tipo a posto, io.
Mi chiamo Tommy, piacere di conoscervi…

GM Willo

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2 Risposte to “TOMMY”

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  1. TOMMY « WILLOWORLD - dicembre 9, 2009

    […] di quel suono torna ancora a disturbarmi nei miei incubi al di fuori della Macchina… continua a leggere « Prima CHI SONO I VERI PIRATI? Dicembre 9, […]

  2. LETTURE PRIMA DI CORICARSI « I Silenti - dicembre 16, 2009

    […] “Tommy, riesci a sentirmi?” Non avevo mai visto la luce fino a quel momento. La luce fa male. È come un taglio sulla fronte, come se qualcuno dilatasse i lembi di una ferita strappandoti la pelle di dosso. Ma subito il dolore si acquieta, e ti ritrovi a galleggiare in un bagno incolore, perché anche se c’è chi dice che la luce è bianca, per me i colori non significano niente. Non so cosa siano. Non l’ho mai saputo… continua… […]

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