RACCONTAMI SULLE NOTE DI…

27 Ott

Tre piccoli esercizi di prosa estratti dall’esperimento LA PERGAMENA, uno strumento di scrittura creativa appena messo in rete da Willoworld. Un omaggio a tre splendide canzoni.

PAPA’ E’ A POSTO

Ho poche parole da dirti. Te le sussurrerò piano, perché possano rimanere nel tuo cuore, anche quando io non sarò più qui.
No, non piangere per me, per le cazzate che ho fatto, per come sono diventato. Io non sono diventato un bel niente. Ho semplicemente scelto di essere come sono. E può non piacere al mondo, può non piacere anche a te, ma è così. E non me ne vergogno.
Avrei potuto studiare, fare carriera, diventare una persona importante, fare soldi. E probabilmente non mi sarei mai piaciuto come mi piaccio adesso.
Allora piccolo, non piangere se il tuo papà sta male. Tuo papà è a posto, credimi.
Ha solo bisogno che tu gli allunghi quella bottiglia…

Ascoltando “Alcholic” degli Starsailors

LA PAROLA FINE

Cazzo, dio, ho meno di cinque minuti per dirti quanto ti odio. Ma forse bastano, anzi, forse sono anche troppi. Perché te l’ho già fatto capire, no?
Lei, si sempre lei. Perché, c’è qualcosa di strano? Innamorato, stupido innamorato… No, non è solo questo.
È una lama che penetra lentamente, è un coltello arrugginito che si insinua nei miei intestini.
Ancora quel dannato telefono. Ancora la voce di lei che piange, che stride, che ride, che finge. Ed io che continuo a risponderle, credendo che le importi per davvero. No, non gliene importa più niente di me, non gliene è mai importato un cazzo. Lo fa solo per sentirsi meglio, la troia!!!!
Lasciami perdere. Lasciami stare. Ho solo bisogno di un altro goccio per finire questa serata, così potrò prendermela ancora un po’ con dio, quello stronzo. Sputerò parolacce e mi lascerò felicemente dilaniare da queste note. Le solite note…
Addio, stronza!!!!!
Addio.
Sono io che riaggancio, questa volta. Sono io che scrivo la parola fine, in fondo a questa storia.
Addio.

Sulle note di “The Church and the Dime” dei The Dear Hunter

L’ANOMALIA DELL’ECOMOSTRO

Come può esserci un mondo per domani, in questa notte buia, più buia delle altre. Anche la luna non  mi dice il vero. Falsa è la sua luce, riflessa dal vetro della finestra di camera mia. Vorrebbe convincermi che tutto va come dovrebbe andare. Una romantica ubriacona, ecco cos’è…
La musica continua ad abbattersi su questa assurda realtà, quasi non riesco a sopportarla. Bastarda! Bastarda!
Eppure continuo ad andare avanti, io sveglio domani alle cinque e trentacinque, una giornata a mangiare polvere di cemento, sotto il sole impietoso. Maledetti…. Una trappola, ecco che cos’è…
E allora luna, la fai da puttana anche stasera, oppure mi stai ad ascoltare? Si, ho da dirti una cosa orribile. Sto per fare qualcosa di terribile, contro ogni aspettativa, contro ogni possibilità. Sto per compiere una pazzia. Ma ormai non m’importa più niente.
Basta una spinta giusta, una vite tronca, un minimo errore, e tutto crolla. L’intero palazzo, l’intero sogno, l’intero fottuto disegno!

Ascoltando “No World For Tomorrow” dei Coheed and Cambria.

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