IL PROG DI DIECI ANNI FA

12 Mar

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Torno dieci anni indietro a vedere cosa usciva a quei tempi. Devo dire che il 1998 fu un anno davvero florido per il prog, anche se forse si era già superato l’apice. Infatti gli anni ’90 furono senza dubbio meravigliosi per gli amanti del genere. La scena scandinava ci ha regalato le perle degli Anglagard e degli Anekdoten, il prog metal si è consolidato attorno ai Dream Theater, abbiamo testimoniato l’evoluzione dei Porcupine Tree, mentre il genere sinfonico ha acquistato sempre più qualità tecnica. Moltissimi i progetti e le collaborazioni, e proprio nel ’98 ne troviamo alcuni davvero strepitosi. Il primo album dei Liquid Tension Experiment (i Dream Theater con Tony Levin), gli Explorer Club di Gardner, il bellissimo album doppio degli Ayreon (Into the Electric Castle) e il progetto vintage-horror dei Morte Macabre(Symphonic Holocaust). Importante ricordare inoltre il Project II: Space Groove dei King Crimson, un album non facile ma di grande interesse.

Per la scena nordica, oltre a sopra citati Morte Macabre, esce Ex Tenebris degli White Willow, disco di grande atmosfera, mentre gli Ulver entrano a tutti gli effetti a far parte del genere col sorprendente Themes from William Blake…. Dopo la trilogia Black-Metal-Folk, il trio norvegese dimostra di voler sperimentare nuove sonorità, e la definizione di “metal band” da allora gli starà stretta.

Per il prog puramente sinfonico ci sono le uscite degli Arena (The Visitors) e dei Flower Kings (Flower Power). Gli Anatema ci regalano il bellissimo Alternative 4, a mio parere l’episodio più intenso di tutta la discografia della band inglese. All’epoca mi sorprese positivamente anche il lavoro solista di Kevin Moore (ex Dream Theater). Il suo Dead Air for Radios contiene un paio di pezzi intramontabili.
Per quanto riguarda il panorama italiano, mi piace ricordare il lavoro dei Deus Ex Machina. Equilibrismo da Insofferenza è un opera ostica ma eseguita in maniera impeccabile dalla famosa band bolognese.

Oltre a queste appena citate, che ritengo le più importanti, vi furono altre interessanti uscite quell’anno. Come ho già detto, il tempo era prospero di idee e voglia di sperimentare. Eppure già si avvertiva il ristagnare di alcune rappresentazioni e il ripetersi delle solite espressioni. Niente di più negativo per un genere come il progressive che, come dice la parola stessa, dovrebbe sempre progredire, trasformarsi e reinventarsi.
Gli anni duemila non sono stati all’altezza del decennio precedente, ma forse è solo la mia percezione nostalgica. Forse tra qualche anno saprò reinterpretare le espressioni di questi anni.
Staremo a vedere.
A chi non conosce bene quel periodo, consiglio di andarsi ad ascoltare alcuni di questi dischi. Ne vale sicuramente la pena.

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