LA NUOVA ERA DELL’ASCOLTO

4 Gen

E mi ritrovo a parlare di musica, perché ci ho ragionato un bel po’, perché da tempo ho voglia di buttar giù quello che penso riguardo alla crisi discografica, agli Mp3 scaricati e tutto il discorso internet. Non cerco giustificazioni. Non mi sento in colpa se ogni tanto mi scarico un disco invece di andarmelo a comprare. Ne ho comprati tanti, ne ho migliaia, e penso di aver sostenuto l’industria discografica molto più di un consumatore medio. E poi, quando posso, continuo a comprarli.

Mi sento di scrivere perché mi succede ogni volta che mi accade qualcosa che mi smuove dentro. È una valvola di sfogo, una medicina che mi aiuta a capire. Quando i pensieri si trasformano in parole, tutto diventa più chiaro. Ma è un qualcosa legato comunque al momento. Le mie idee sono in continua evoluzione, e un minuto dopo averle buttate giù su un pezzo di carta, potrebbero già essere stravolte.
Rileggendo i miei deliri, capisco da dove vengo, dove mi trovo, e mi posso fare un idea della direzione in cui voglio dirigermi.
Ma torniamo alla musica. Non voglio soffermarmi sulla crisi del mercato discografico, su ciò che pensano gli artisti (si dice spesso che a loro non importa se scarichi le canzoni, ma provatelo a dire a mio cognato che fa il musicista? Con lui mi sono preso più di una volta su questo argomento…) No, non parlerò dell’agonizzante industria del disco. Parlerò invece della bellissima opportunità di rimanere legato alla musica, anche quando non hai il tempo, il modo, i mezzi e le risorse per farlo.

Molti grandi appassionati di musica degli anni ’70 non hanno avute le stesse possibilità. Ed infatti le loro discografie, rigorosamente in vinile, si fermano ai primi anni ‘80. Poi hanno messo su famiglia, lavoro, muto, casa ecc. Poco tempo per informarsi, per comprare le fanzine specializzate. Il negozio di dischi non è più tappa fissa. Diventa sporadica per un po’, e poi scompare. Quando i figli sono cresciuti si riavvicinano alla musica, ma hanno perso il significato dell’evoluzione, non capiscono le nuove sonorità, e tornano ad ascoltare i vecchi dischi.

Oggi questo si può evitare. Possiamo rimanere informati, capire e partecipare al mondo della musica direttamente da casa e gratuitamente. Possiamo continuare a coltivare la passione. Secondo me è una grande opportunità, anche per comunicare con i propri figli, riuscire a capirne i gusti.
Ho detto in un mio post che la musica è come acqua che rifluisce; inarrestabile. Quello che volevo dire è che per un vero amante di musica, la cosa più importante rimane l’esperienza dell’ascolto. Migliore è l’ascolto e più intensa è l’esperienza, sono d’accordo. Di conseguenza il supporto è determinante. Ma in mancanza di uno stereo spaccavetri e di un CD originale, anche una traccia in streaming potrebbe andar bene.

Credo sia finita l’era del feticismo legato alla musica. La musica è volatile, inafferrabile ed impossibile da trattenere. Proprio come acqua che scorre.
Credo che un artista dovrebbe solo compiacersi del fatto che tutti possono raggiungere la sua musica, tutti possono goderne il messaggio. La voce dell’anima alla portata di un clik.
Se l’arte non ha prezzo, allora non ci dovrebbero essere problemi, no? Almeno che tu musicista non voglia parlare di prodotto, ed usare termino quali: consumare la musica, comprare la musica, rubare la musica.

Tu musicista vuoi passare per artigiano o per artista? No, tu sei un menestrello, un intrattenitore, ma anche una voce che mostra, una luce che indica. Là dove finisce il prodotto (pensato per essere venduto) incomincia il messaggio (liberato per essere udito).
Musica libera su internet e più partecipazione ai concerti. Questa è la mia formula. Se a qualcuno no sta bene, per me va benissimo. Ognuno è libero di pensarla come vuole (e come diceva Evelyn Beatrice Hall, I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it).

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