L’ANTICA ARTE DELLA COMPILATION

23 Ott

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Una delle scene più memorabili del film Alta Fedeltà è quella del monologo di Cusack sull’arte segreta della compilation. Assemblare una manciata di canzoni appartenenti a generi ed epoche differenti, ricercando un mood oppure una direzione su cui far viaggiare il nostro ascoltatore, può rivelarsi un compito molto impegnativo.
È un mestiere che pratico sin dall’era delle audiocassette, il supporto che per primo permise questo tipo di  espressione creativa. Ricordo ancora quel giorno assolato d’estate in cui tutti i miei nastri, chiusi in tre grossi sacchetti dell’immondizia, finirono in un cassonetto. Il gesto segnava l’avvento dell’era digitale.
In seguito ho raccolto oltre 100 compilation in cd, prima di passare alle moderne playlist. Il tempo scorre, i metodi cambiano ma l’arte è sempre quella.
Il lettore mp3 s’illumina alle mie carezze. Imposto il programma Moody, e la splendida Love Hurts degli Incubus mi si spara in testa, e diventa la perfetta complice di quei lunghi sorsi di Corenwijn Olandese.
L’antica arte della compilation, l’espressione di una personale avventura nel pianeta musica.
Adesso arrivano i Blackfield. Vi devo lasciare…

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