SYMFORCE 2007

17 Set

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Sabato 15 settembre 2007, nell’ideale cornice dello 013 di Tilburg (Olanda), si è tenuta la prima edizione del SYMFORCE FESTIVAL, un evento che ha richiamato alcune tra le più importanti band del panorama progressivo europeo. Una serie di gustose performance sopra i tre differenti palchi dell’edificio: la sala grande, la sala piccola e la “Bat Cave”.
L’evento ha avuto inizio alle 16:00 e si è prolungato fino a tarda sera, chiudendosi con l’esibizione della band più importante, i Flower Kings.
Ottimo il sound della struttura, splendida l’organizzazione, coinvolgente l’atmosfera. Quasi certo l’appuntamento per la seconda edizione del Symforce, il tre settembre del prossimo anno.
Era pressoché impossibile essere testimone di tutte le singole performance, mi sono quindi concentrato sulle quelle più importanti, cercando di cogliere l’essenza dell’evento. Un festival di grande spessore, non c’è dubbio.

La giornata si è aperta con i veterani Focus, band olandese ormai orfana del grande Jan Akkerman che l’aveva distinta nei lontani anni d’oro del prog. Notevoli le qualità del ragazzino che lo sostituisce (Niels Van der Steenhoven). La sua chitarra ha pianto i vecchi classici e intonato i nuovi pezzi sopra gli affascinanti tappeti sonori dell’organista Thijs Van Leer, superstite dell’originaria formazione. Un sound eccellente ha coronato un momento di grande musica. Genuina la partecipazione del pubblico per la band di casa.
Ma la grande sorpresa della giornata, mentre le note dilatate della chitarra di Niels risuonano nella Sala Principale, ha già incominciato il suo spettacolo. Mi trasferisco nella saletta accanto e partecipo alla stravagante ed intensa performance della rivelazione “Made in France”, i Lazuli. Melodia, etnicismo, potenza e innovazione. La band serve al pubblico entusiasta un cocktail di affascinanti vibrazioni, il tutto eseguito in maniera eccellente. C’è posto anche per una splendida cover degli Ange, sulle distorsioni sonore del “Léode”, uno strumento unico a metà strada tra lo Stick e il Continuüm di Jordan Rudess.
La musica dei Lazuli è una boccata di aria fresca all’interno di un genere a volte troppo ristagnante. Ottime le qualità del cantante, intensi gli assoli di chitarra, mentre il vibrafono e la marimba richiamano ritmi esotici e si intrecciano alla perfezione con il mood del Léode. A fine concerto, non posso fare a meno di congratularmi personalmente con loro e farmi autografare il cd appena acquistato. Grandi davvero!
Intanto nella sala grande si preparano i polacchi Riverside. La loro esibizione è molto attesa, almeno per quanto riguarda me. Due anni fa Second Life Syndrome è stata una vera rivelazione. Sonorità a metà strada tra i Porcupine Tree e i Dead Soul Tribe (mi verrebbe da dire Tool), un singolo molto orecchiabile come “Conceiving You” e la lunga bellissima title track. La band si ripresenta con un nuovo full lenght intitolato Rapid Eye Moviment, che al primo ascolto non sembra all’altezza del precedente. Dal vivo ne presentano un pezzo, ma il resto dello show è tutto dedicato al loro album di esordio (Out of Myself è il primo EP)
Il frontman, oltre a ricordare Steve Wilson per le linee vocali, sembra volere imitare anche la postura, il look e l’atteggiamento del popolare cantante dei Porcupine Tree. Una somiglianza cercata? Forse no. Dopotutto i Riverside sono detentori di un sound proprio, meno psichedelici della band inglese e decisamente più aggressivi.
Ottima l’empatia col pubblico, cercata ed ottenuta dal leader per lo shooting del dvd. Quando poi attaccano la lunga Second Life Syndrome, la risposta dei 1300 presenti non si fa mancare. Una grande prova di una band che sicuramente farà ancora molta strada.
Ho solo dato uno sguardo alla performance dei Pineapple Thief, progetto dell’ex chitarrista dei Vulgar Unicorn, interessante episodio progressivo degli anni ’90. Sonorità melodiche di scuola d’oltremanica e interessanti spunti acustici. Bravi dal vivo come in studio.
La serata entra nel vivo con gli storici Pendragon, ma la loro prova non è proprio il massimo. Il sound super pulito che li caratterizza nei lavori in studio non riesce a venir fuori sul palco. La voce di Nick Barrett cade spesso fuori tono, le tastiere di Clive Nolan, storico keyboarder del panorama progressivo (Shadowland e Arena le altre sue band), non risaltano come dovrebbero. Buona invece l’empatia con il pubblico. Barrett intrattiene piacevolmente gli spettatori nelle pause tra le canzoni, tipico atteggiamento dei frontmen appartenenti al genere prog. Primo fra tutti fu Peter Gabriel che, inventandosi delle storie, dava tempo ai suoi compagni di raccordare gli strumenti.
Appassionante l’attacco di Paintbox, splendida la Stargazer del leggendario Windows of Life. Una grande band un po’ fuori forma (dal punto di vista fisico), ma senza dubbio un’importante testimonianza del rock sinfonico degli ultimi 30 anni.
Intanto nella sala piccola suonano gli Aurora Project, gruppo olandese vicino alle sonorità degli Anatema e dei soli Porcupine Tree. Episodio assolutamente da risentire con maggior calma.
Il gran finale è tutto per i Flower Kings ed il prodigo chitarrista Roine Stolt. Oltre quindici anni di carriera (ma Stolt già lavorava con i Kaipa negli anni ’70) e undici album di cui ben 3 doppi. Una discografia imponente ricca anche di episodi dal vivo, nei quali la band svedese si lascia trasportare in lunghe improvvisazioni.
Presentano il loro dodicesimo lavoro (contando dal primo album “The Flower King” a nome Stolt) che uscirà tra poco e si intitolerà The Sum of No Evil.
La loro esibizione è pressoché impeccabile. Grandi emozioni con la bellissima The Truth Will Set You Free, e poi torniamo indietro di oltre dieci anni con There Is More To This World dell’album Retropolis. C’è anche spazio per I’m the Sun (Space Revolver), e moltissime pittoresche divagazioni sulle note dilatate della chitarra di Stolt.
Un assolo turbolento di batteria per quella che è forse l’ultima esibizione di Zoltan Csorsz (annunciato sul palco il suo ritiro dalla band).
Un’ennesima affermazione di grande protagonismo del genere. La band svedese, a coronazione di un esaltante festival, dimostra senza alcun dubbio di essere ancora una volta la protagonista del panorama sinfonico. Ma la grande sorpresa della giornata rimangono i francesi Lazuli. Sono davvero convinto che ne sentiremo parlare ancora bene.
Appuntamento quindi per settembre 2008 per la seconda edizione del Symforce.

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Una Risposta to “SYMFORCE 2007”

Trackbacks/Pingbacks

  1. BEARDFISH: Sleeping in Traffic P.1 « The colony of slippermen - gennaio 8, 2008

    […] sono sfuggiti piú di una volta, prima al Symforce festival di Tilburg lo scorso settembre, poi nell’articolo delle uscite piú importanti del […]

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